Il trucco per non mollare

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Spero tu non stia davvero cercando un trucco magico per non mollare, altrimenti ti dico per certo che non è questo il luogo dove cercarlo. Ho sviluppato però una mia opinione su questo argomento. Perchè finiamo per mollare? La risposta penso sia più banale di quanto pensiamo. Cos’è che ci spinge ad iniziare qualcosa. Solitamente l’obiettivo finale. Almeno che non si tratti di una cosa relativamente facile e a breve termine, l’obiettivo prefissato tarderà ad arrivare, soprattutto se agiamo aspettando la fine. É un fatto di percezione, come lo scorrere del tempo nelle infinite ultime ore della giornata tra i banchi di scuola. E quando accade che invece tutto scorra in modo naturale e piacevole? Quando si fa qualcosa che ci coinvolge, qualcosa che ci appassiona. Beh, io penso sia lo stesso quando iniziamo un percorso in qualsiasi campo. Come si può arrivare in fondo se vogliamo solo il risultato senza goderci il percorso? Come è possibile affrontare tutti gli ostacoli, le difficoltà, gli imprevisti e i dubbi che ogni tipo di strada ci sottopone ogni giorno?

La passione. Questo sentimento è uno tra i più potenti. La maggior parte delle volte, nei contesti più disparati, ci fa fare cose pazze. Ma è l’unico vero modo che abbiamo, secondo me, per non mollare. Senza quella ci fermeremo al primo scalino troppo alto. Come facciamo a superare la fatica e il duro lavoro solo con la testa. La testa è inevitabilmente la parte più razionale. Sarà sempre la prima a dirti di mollare. Può sembrare banale, ma se stai pensando di mollare, non c’è abbastanza passione, e senza la passione…meglio cambiare strada.

Non esiste un trucco per non mollare. Io penso possano esistere alcune strategie per cercare di non darsi per vinti, dei metodi che aiutano effettivamente a non perdere la concentrazione sull’obiettivo che ci siamo prefissati. Ne ho parlato nel mio articolo Visualizza l’Obiettivo. É comunque importante capire quando non stai facendo ciò che ti appassiona e quando invece sei solo distratto da altre variabili. Alcune di queste potrebbero essere anche il carico eccessivo di lavoro, il non vedere la luce in fondo al tunnel, quindi pensare che non è possibile realizzare ciò che avevamo immaginato. Comunque sia, qualsiasi sia il problema, la passione per ciò che fai sarà sempre quella che ti suggerirà di non fermarti, ma di andare avanti fino a quando non vedrai davanti a te il risultato del tuo faticoso, ma piacevole, lavoro.

Etica egoista: facciamo un punto filosofico

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Questo articolo si pone come legame fra l’idea di saper ascoltare le proprie emozioni e il voler Rationalmente realizzarsi. In questo piccolo percorso sull’etica si evidenzia quanto sia importante vivere per se stessi, sintetizzando in un unico monito i due inviti della nostra anima: ambizione e voluttà. Aver cura di sé, sapendo misurare in maniera equa queste due istanze, può essere chiave di una soddisfacente condotta di vita, fatta di sacrifici quanto di concessioni, traguardi e compromessi. Ma tutto questo non è possibile senza un comportamento etico e morale nei confronti di noi stessi. Infatti, se una persona ha un dovere e una responsabilità verso l’altro, sicuramente lo ha anche verso se stesso. È fondamentale a mio parere evidenziare la necessità di agire in maniera moralmente corretta verso se stessi: sia nell’incontro con l’altro, quanto nella vita condivisa col sé, si deve tener conto che molte cose che possiamo desiderare, come voluttà, gola o disobbedienza, non sono rispettose verso il nostro essere. Dal più banale fumare e drogarsi al meno ovvio relazionarsi in maniera tossica con gli altri, soprattutto in rapporti sentimentali, il pericolo di essere sottomessi dal sentimento e di sopprimere la ragione è sempre presente. Allo stesso tempo, però, dobbiamo guardarci dal rischio di scarnificare noi stessi della parte più terrena e carnale in onore dell’ambizione e del rigore. Insomma, una difficile danza morale in bilico fra due estremi.

L’ etica non può essere intesa come solamente uscente, come io tratto un altro, o entrante, come l’altro tratta me, ma anche in senso riflessivo, come io tratto me stesso. Ciò che si desidera, o ciò a cui puntiamo, non sempre è rispettoso ed etico nei nostri confronti. “Rispetta te stesso” e “non farti ciò che non faresti agli altri”. Non è infatti egoismo malato il salvaguardare la propria persona: in primo luogo noi stessi siamo gli unici compagni eterni della nostra esistenza, quindi dobbiamo mantenere una psiche più sana possibile; in secondo luogo, forse in chiave più altruistica, è importante essere in pace con se stessi per poter instaurare rapporti sani ed equilibrati con gli altri. D’altronde il rapporto che abbiamo con noi stessi è matrice di quelli che instauriamo con l’esterno nel corso della vita.

Possediamo solo noi stessi. Non da intendere in senso catastrofico, ma in direzione ottimistica: l’unica cosa che avremo per sempre siamo noi stessi, in un certo senso non saremo mai davvero da soli, perciò bisogna inserire nel concetto di moralmente giusto anche l’egoismo di scegliere per sé e la severità di sapersi dire di no, di censurarsi, di frenarsi e sacrificarsi per noi stessi. Su questa lunghezza d’onda è la trattazione di Kierkegaard, che parla di eticità come di autorealizzazione di sé. Solo attraverso la conoscenza di se stessi infatti si può capire cosa vogliamo e di conseguenza intraprendere un percorso gratificante, che (ma questo lo diciamo noi) tenga conto delle nostre emozioni e delle nostre voluttà, quanto delle nostre ambizioni e desideri a lungo termine. L’uomo vive in maniera etica solo adempiendo a doveri interni, non a leggi esterne. In Kierkegaard l’etica non è la legislatura, ma è etico il cercare il significato di se stessi e di arrivare a far sbocciare quel sé ideale, sociale quanto civile, che non è descritto dall’esteriorità, ma dall’interiorità.

Un altro nome importante da citare è quello di Nietzsche, per il concetto dell’eterno ritorno e dell’Oltre-uomo. Secondo il filosofo tedesco il tempo è per natura circolare, ovvero si ripete ed è destinato eternamente a riproporsi uguale a se stesso. Allora, se tutto è destinato a ritornare e noi siamo costretti a rivivere sempre la stessa vita, le nostre scelte dovrebbero essere fatte su misura per noi. L’Oltre-uomo è proprio quello che è in grado di rivivere l’esistenza senza sentire questa condizione come una sofferenza o una condanna. Questo si ricollega a quanto detto prima in questo modo: considerare di dover vivere le stesse azioni a ripetizione può farci pensare a fondo prima di agire, in maniera tale da tutelarci, esercitando perciò un comportamento etico nei nostri confronti. Chiaramente Nietzsche manda anche un messaggio fortemente egoistico, incitando a vivere esclusivamente per se stessi senza guardare nella nostra decisione a niente di esteriore, e anche violento e di sopraffazione dell’altro, messaggio da prendere non alla lettera, in quanto gli altri esistono e vanno rispettati, essendo non parti bidimensionali della scenografia della nostra vita ma enti tridimensionalmente esistenti e indipendenti. In ogni caso, come interpretazione puramente di invito ad una modalità di comportamento, o di memo sull’importanza delle proprie azioni, l’eterno ritorno può appunto essere molto utile.

La conclusione è quindi sempre (banalmente) la stessa: in medio stat virtus. Eticità è anche egoismo e egoismo è vivere in funzione di se stessi. Sia rispettando i nostri piani e intenzioni quanto seguendo il nostro stomaco. Ricordando sempre di dare più di un occhio alla conservazione di noi stessi.

Saper stare da soli, chiave dello stare insieme

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Nella nostra società la solitudine è malvista. Si devono avere tanti amici, tante relazioni diverse, ci si deve interfacciare con un alto numero di persone per essere considerati socialmente accettabili, o anche di più: popolari. La popolarità ha assunto il valore di virtù personale e indispensabile per una persona socialmente “riuscita”. Ancora più importante, nel nostro tempo, è avere una relazione amorosa. Ci sono persone che, piuttosto che stare da sole, si abbandonano ad ogni tipo di compromesso relazionale. Evento che, per quanto deprecabile, è capibile: il mondo è fatto per due, come canta Coez. Da solo sei patetico, in tre c’è un terzo incomodo, in quattro ci si divide due a due, sia che siano presenti due coppie sia che si parli di un gruppo di amici. La letteratura parla al novanta per cento di storie d’amore, la filmografia non ha altro contenuto. Così le canzoni, l’arte, etc… Vedersi soli in questo mondo, così dipendente dall’ideale del farsi completare, può farci sentire manchevoli.

Dobbiamo imparare a stare da soli, invece. L’intimità della solitudine è un bene di inestimabile valore: nella solitudine ci si conosce, impariamo ad ascoltarci e ad avere un dialogo con noi stessi. La capacità di stare da soli è sinonimo di libertà: potranno lasciarmi tutti, ma nessuno mi toglierà a me stesso. Nella vita spesso le relazioni finiscono, d’amore e non. Spesso ci si ritrova a dover fare i conti con noi stessi. Questo non deve essere una condanna o una sofferenza. Io credo che non ci si possa considerare delle persone, degli esseri umani completi se non quando abbiamo effettivamente una vita al di fuori di tutti coloro che ci circondano. Io esisto solo se non sono un mosaico di visioni altrui. Io sono una persona se non scompaio quando nessuno mi guarda. Se non sono gli altri a darmi un’essenza, ma se sono io stesso portatore di una mia esistenza. Cercare di farsi completare, o, nel peggiore dei casi, cercare di farsi dare un significato da qualcun altro, è la prova che stiamo fallendo nella nostra crescita come persone che, per quanti legami potranno produrre, sono definite nella loro assolutezza, prese in una purezza laboratoriale, scisse da ogni altro fattore esterno. Quindi, in solitudine.

Tutto ciò non significa che le relazioni interpersonali siano negative. Anzi. Dagli altri si impara. Degli altri si vive. Ma nessuna relazione sana e duratura può essere costruita se noi in primo luogo non siamo in grado di portare qualcosa al suo interno. Se elemosiniamo esistenza dalle persone con cui stiamo, non solo non potremo offrire loro nulla, ma non riusciremo nemmeno a lasciarle. E allora si spiegano tutte quelle storie di persone che non si amano più e che non si lasciano, tutte quelle relazioni dove si è trattati male, si è sfruttati ma da cui non riusciamo ad uscire. Si capiscono le dipendenze affettive estremamente gravi, che sono solo il frutto di una deficienza intrinseca nello sviluppo personale.

L’ ego, come ho già detto, è tutto ciò che siamo. È quello che diamo agli altri, è quello che ci caratterizza. Essere soli non deve significare sentirsi soli. Essere umani non deve significare essere parte di un gruppo, ma essere presenti a noi stessi, essere vivi autenticamente. Heidegger, filosofo che identificava come vita autentica solo quella che si vive completamente da soli, in quanto unico momento di espressione pura del sé, vedeva come unico attimo di autenticità la morte, l’unico luogo in cui siamo veramente soli. Invece io credo che si possa essere autentici sia nel vivere che nel vivere con gli altri, ma soltanto se siamo qualcuno e non siamo soltanto percezione altrui. Nel momento in cui non abbiamo bisogno di qualcun altro, allora davvero possiamo amare. Io ti amo non perché ho bisogno di te, ma perché tu mi dai la tua essenza e io ti dono la mia. ti amo non perché mi completi, io non sono bisognoso di nulla, ma perché mi mostri te stesso, un’entità diversa da me, che mi affascina.

Le relazioni, di ogni tipo, hanno un’imprescindibile natura di bisogno, è chiaro. L’ altro sa darmi qualcosa che nella mia essenza non c’è, e per questo lo ringrazio, lo stimo e lo ammiro. Ma non lo amo per quello che mi dà. Non lo amo per quello che sono grazie ad esso. Lo amo perché, anche lui, è una persona da me indipendente che io non posso che adorare, nella sua completezza e peculiarità. Solo così usciamo da quel paradosso Aristotelico per cui le relazioni sono solo opportunismo, declinazioni di un do ut des esistenziale. Solo così amiamo, quando, lasciati, continuiamo ad essere qualcuno. Quando chi amiamo può lasciarci, perché questo non ucciderà né noi né loro, ma scelgono di non farlo perché con noi stanno bene, solo in quel momento siamo amati veramente.

È troppo facile amare chi ci tiene in vita. È falso, inautentico. Non amate per convenienza, ma amate senza motivo, senza interesse, senza ragione, sapendo che qualsiasi cosa accadrà, avrete sempre voi stessi.

La forza del Team

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Stai per lanciare un progetto. Sei proprio sul punto di iniziare. Hai già messo tutto per scritto. Sai come concretizzare quell’idea che da tanto tempo ti ronza per la testa. Magari inizi da solo, prepari tutte le cose necessarie e ti metti a lavoro. Ma non hai pensato a una cosa fondamentale: come fai a fare tutto da solo? Hai impegni anche al di fuori di questo, forse studi o lavori. In ogni progetto che si rispetti, è necessario che tu non ti convinca di poter fare tutto completamente da solo. Ci sono alcuni motivi che dovrebbero spingerti a pensare di coinvolgere altre persone. Te ne dico alcuni che mi sono venuti in mente e per cui mi sono reso conto più volte di doverlo fare.

Il primo è senza dubbio il più logico. Una testa sola pensa meno bene di più teste. A volte capita di avere alcune idee che ci sembrano fantastiche. E cerchiamo anche di portarle alla realtà. Il problema di agire da soli è che adattiamo il progetto alla nostra mentalità, ma, almeno in teoria, non dobbiamo vendere o proporre la cosa a noi stessi, ma al mercato. Questo è il motivo per cui più persone possono dar vita a qualcosa di più interessante. Il secondo aspetto da evidenziare è la motivazione. Può accadere che anche se siamo convinti al massimo e ci piace ciò che stiamo facendo, ci scenda, magari per poco, l’interesse. La maggior parte delle volte non è perché non vogliamo continuare, è una specie di tappa fissa, è inutile dire che i dubbi non vengono. Non essere da soli in questo caso ci può dare la forza di superare in fretta quel momento e riprendere a pieno l’attività.

L’ultimo motivo che mi viene in mente, è più tecnico, ma uno dei più importanti. Ogni persona ha le proprie caratteristiche, la propria personalità e mentalità. Soprattutto ognuno ha le sue competenze principali. Una persona può essere più brava a vendere o a proporre ciò che avete da offrire, un’altra negli aspetti tecnici o informatici, oppure ancora nelle trattative, nei rapporti interpersonali, nei processi gestionali e così via.

Quindi per concludere, per quanto può valere, il mio consiglio è di creare il tuo Team, sin dall’inizio. È ovvio che sarà necessario in corso d’opera ampliarlo, modificarlo o specializzarlo. Per il momento pensa a non partire da solo. Dare ad ognuno i suoi compiti può dare dei grandissimi vantaggi al tuo progetto, e magari velocizzarlo e farlo decollare nel modo migliore!

Costanza o Perseveranza

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Iniziamo dal significato. Due parole che sembrano molto simili. Vengono però spesso utilizzate in contesti differenti. Mentre la prima viene intesa come stabilità di alcune specifiche caratteristiche, la seconda indica proprio la continuità dell’azione. Quindi la parola chiave che dobbiamo fissare nella nostra testa, è Perseveranza. Perché?

La costanza come abbiamo visto indica una continuità di determinate caratteristiche, il che non sarebbe male se si parla, ad esempio, di un progetto che segue certi ideali e vogliamo che rimangano tali. Tuttavia nel mondo in cui siamo oggi, è bene non essere troppo stabili. Mi spiego meglio. La stabilità può essere confusa con la staticità. Puoi capire, quanto una cosa statica in un mondo in continuo (e veloce) mutamento sia un’enorme contraddizione. Ed è il motivo per cui migliaia di aziende si trovano oggi in difficoltà, se non hanno saputo adattarsi in fretta al cambiamento. Vedi per esempio lo sviluppo tecnologico che ha portato alla “digitalizzazione obbligata” di tutte le attività. È quindi importante oggi più che mai essere pronti al cambiamento, ma soprattutto accoglierlo e stare al passo. Per questo oggi la parola essenziale da imprimere nella nostra mente è “perseveranza” e non “costanza”.

La continuità nell’azione oggi è fondamentale. Ma di quale azione si parla? Secondo me, ci sono due azioni principali che hanno bisogno di continuità. La prima è senza dubbio la formazione, lo studio. Bisogna tenere le orecchie aperte. Essendo il cambiamento molto veloce, non possiamo pernetterci di smettere di studiare. So che speravi che prima o poi sarebbe finita l’era dello studio. Ma se vuoi mantenerti giovane (e non obsoleto) è un obbligo che dovrai portare aventi per sempre.

La seconda invece, riguarda il raggiungimento dei nostri obiettivi. Quando hai un obiettivo da raggiungere, sei al settimo cielo all’inizio (o almeno si spera), ma con il tempo sembra che il tutto si affievolisca. In realtà non si affievolisce la tua volontà di raggiungere quell’obiettivo, ma perdi interesse. Questo per il fatto che ti sembra troppo, troppo lontano l’obiettivo da raggiungere. Se vuoi qualche consiglio per evitarlo puoi leggere questo articolo. Quindi, anche in questo caso è più che necessaria la perseveranza. Non importa se non stai ottenendo risultati oggi. Domani potrebbe essere il giono buono. Sappi che la differenza principale tra un progetto che funziona e uno che non decolla, non è l’idea in sé. È la continuità dell’azione. Se pensi che non funzioni adesso, forse devi cambiare qualcosa, ma l’importante è non fermarti, altrimenti dovresti ammettere che dopotutto, l’obiettivo che avevi pensato, non era poi così importante per te.

“Ho imparato ad ascoltarmi”, sull’overthinking e la guerra testa e cuore.

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Quante volte abbiamo sentito questa frase? “Ho imparato ad ascoltare i miei bisogni”. Soprattutto, quante volte abbiamo fatto finta di capire cosa significasse, solo per non riuscirci e pensare che chi la pronunciava avesse avuto troppo a che fare con comunità hippie? Sarò onesto: a me è capitato. Non capivo cosa volesse dire, perché fosse una così grande scoperta.

Quello che non coglievo era ciò che davvero significava, l’esperienza che portava con sé. Tutto ciò mi è stato chiaro solo nel momento in cui mi sono ritrovato a dire, senza pensarci, proprio quelle strane parole.

Noi siamo abituati ad ascoltare la parte della nostra mente che, in genere, è la più rumorosa: la Ratio. I ragionamenti che coscientemente facciamo, le parole che ci diciamo, le spiegazioni che ci diamo. Onestamente, è la cosa più facile da fare. Anzi, forse appare come l’unica possibilità. Non sentiamo altri interventi dentro di noi, oppure li sentiamo, ma parlano una lingua che non conosciamo. Questo avviene soprattutto nelle persone ossessionate, come me, dal ragionamento, dall’analisi, dall’esacerbare il senso, i risultati possibili in ogni situazione. Ho spesso creduto che questa fosse la via per fare la scelta migliore, la scelta giusta. Per moltissimo tempo sono stato vittima dell’Overthinking. Il pensare troppo, costantemente, come un rumore di sottofondo. Penso che molti siano oppressi da questo fenomeno. In una società dove le scelte sono infinite, dove Internet ci apre il mondo, dove possiamo fare tutto, ci ritroviamo a non sapere come agire. Allora ci nascondiamo nel ragionamento, ci affidiamo ad esso perché pensiamo che possa salvarci, indicarci la retta via. Perché? Perché davanti a così tante opzioni diventa ancora più difficile ascoltare l’altra parte di noi, l’altro interlocutore di cui spesso non capiamo le parole: le emozioni.

Viviamo in un mondo dove tutto, purtroppo, è scienza. Dove matematica è bene, letteratura è male. Dove ingegneria è una grande facoltà e beni culturali è inutile e senza prospettive future. In un ambiente così, è chiaro che nessuno si preoccupa di insegnarci ad ascoltare la pancia, i bisogni, le emozioni. Esse infatti sono soggettive, non stabili, non incasellabili, intrappolabili in una legge con costanti e gradienti. Allora esse sono superflue, sono effimere, sono una distrazione.

È proprio in questo periodo storico che allora è davvero utile sapersi ascoltare. Sapere che c’è dell’altro oltre alla logica, oltre a ciò che ci pare chiaro, che ci pare la strada più certa verso il futuro. C’è quello che vogliamo. Non quello che vogliamo in assoluto, ma quello che vogliamo nel momento presente, quello che abbiamo voglia di fare, chi abbiamo voglia di essere. C’è un luogo dove la logica non arriva, e questo luogo è la Felicità. Non si accede alla felicità per le strade del ragionamento. La felicità è così difficile da trovare perché non si può progettare come arrivarci. La felicità è sapersi far guidare da ciò che ci stimola, che ci emoziona, che ci fa gola. La felicità non è solo un giorno lontano, perfetto, in cui avrò tutto ciò che voglio. La felicità è oggi, nelle sue mille imperfezioni, nei suoi mille contrattempi. Ma è oggi. È aver fatto ciò che avevamo voglia di fare, è essere stati chi avevamo voglia di essere. È aver mandato a quel paese la scelta giusta. Aver detto: “oggi io faccio questo, oggi il mio cuore ruggisce per questo. Oggi, mi merito questo.”

Come sempre, in medio stat virtus. La disciplina è importante, il sacrificio, il bene maggiore. Scegliere cosa vogliamo in assoluto rispetto a ciò che vogliamo nel presente. Sapersi dire no. Saper stare dentro un piano prestabilito, un progetto. Saper guardare al futuro è necessario: vedere la casa che vorremmo avere, i figli correre in un giardino assolato con la persona che amiamo. Ma la vita, sebbene un giorno sarà lì, e vale la pena combattere per arrivarci, è anche adesso. La nostra visione del futuro cambierà mille volte. Sacrificare noi stessi in toto per qualcosa che cambierà magari fra un anno, non è giusto. Essere chi si è significa anche sapersi concedere libertà, sapersi concedere effimere gioie, momentanei piaceri. Combatti per quel che vuoi con le unghie e con i denti, certo. Ma non lasciare che il futuro si prenda tutto. Prenditi degli spazi in cui essere presente a te stesso. Fai dei progetti. Trova un obiettivo. Lavora per raggiungerlo. Ma di tanto in tanto, guardati attorno. Godi di ciò di cui vuoi godere. Perché è tutto qui. Perché il domani per cui hai tanto lottato ieri, è oggi. Perché potresti arrivare alla fine della vita e aver soltanto salito una scala. Perché davvero, se la vita certa è solo quella di cui facciamo esperienza nel presente, non vale la pena innalzarla in sacrificio solo per un domani che ancora non c’è. L’ambizione non vale la vita.

Nessuno ti restituirài tuoi anni, nessuno ti restituirà a te stesso; andrà il tempo della vita per la via intrapresa e non tornerà indietro né arresterà il suo corso; non farà rumore, non ti avvertirà del suo rapido correre: scorrerà in silenzio, non si allungherà per editto di Re o favore di popolo; correrà come è partito dal primo giorno, non farà mai fermate, mai soste. Che avverrà? Tu sei affaccendato, la vita si affretta: e intanto sarà lì la morte, per la quale, tu voglia o no, bisognerà che il tempo lo trovi.

Se vuoi approfondire la tematica del tempo e di come viverlo, ti consiglio il De brevitate vitae di Seneca, da cui è tratta la frase in corsivo. Link : https://amzn.to/3jZ3UYH

Visualizza l’Obiettivo

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Il problema più grande quando intraprendiamo un nostro progetto o un percorso di qualsiasi tipo, al contrario di ciò che si pensa, non è la perdita di interesse o il fatto che non vada come previsto, ma che perdiamo di vista il nostro obiettivo. Ma perché questo accade? In fondo eravamo così entusiasti all’inizio (o almeno si spera) di raggiungere quell’importante traguardo e di giovare delle conseguenze che avrebbe portato. Perché adesso ci troviamo ad abbandonarlo e a dimenticarlo per sempre? La risposta è ancora una volta…perché perdiamo di vista il nostro obiettivo.

Come risolviamo questo problema? A me è successo spesso. Non vedere risultati nel breve termine mi ha allontanato da quelli che pensavo fossero progetti fantastici e che mi avrebbero portato tante soddisfazioni. Ti elenco alcune delle cause che ho individuato nel corso del tempo.

Come dicevo, la prima, non vedere risultati. Questa è una delle cause principali, perché il primo pensiero è che non sia possibile o che non funzioni. C’è un rimedio che ho trovato e sperimentato. Definisci un obiettivo principale, che sarà la direzione da intraprendere. Dopodiché metti delle tappe. È necessario suddividere il percorso in tanti piccoli obiettivi, in modo che tu possa raggiungere quelli uno alla volta prima di arrivare in fondo. E la cosa più importante…festeggia ogni volta che ne raggiungi uno, come se fosse l’ultimo. In questo modo ti autogratificherai per ciò che hai fatto e ti spronerai a passare al prossimo. Pensa di dover correre per 100 km. Se cerchi le prime volte di farlo, senza esserti allenato, probabilmente non andrà bene e fallirai. Se invece provi a correrne 10 la prima volta, forse andrà meglio. A questo punto hai raggiunto la tua prima tappa. Dopo esserti allenato ancora tenterai di raggiungere la seconda tappa, il tuo secondo obiettivo: 20 km. Festeggia ancora. Così fino ad arrivare all’obiettivo principale. Ovviamente è un esempio banale, ma rende bene l’idea.

Potrebbe anche accadere di perdere veramente l’interesse in quell’obiettivo. A questo punto ci sono due opzioni. Magari sei stanco, stai dedicando tutto te stesso al progetto e stai bruciando una tappa dopo l’altra, ma hai bisogno di riposo. Stacca per un po’, ma non dimenticare di riprendere subito dopo, non hai ancora finito. Se invece dopo aver fatto questa prova proprio non hai più interesse, beh, io ti consiglio di guardare altrove. Non ne vale la pena di perdere tempo e denarl dietro ad una cosa di cui non ti importa niente. Alla fine non arriverai comunque in fondo, vale la pena mettersi subito a lavoro su qualcos’altro. A volte può capitare che sia un falso allarme. Se ripensi al tuo obiettivo finale, quelli intermedi non saranno poi un peso. Quindi cerca di non darti per vinto subito.

Questi sono i miei consigli, che ho sviluppato prevalentemente sperimentandoli sulla mia pelle, spero ti siano utili per raggiungere i tuoi obiettivi !

Come aprire un Blog

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Inizio subito con un concetto importante. Se cerchi la ricetta per avere milioni di visite mensili in poche settimane, sei nel posto sbagliato. Non è questo che ti dirò. E francamente, non penso che esista una cosa del genere. Detto questo, il mio obbiettivo sarà quello di mostrarti i passaggi necessari affinché tu riesca ad aprire e ad avviare al meglio il tuo blog, poi sta a te decidere se intraprendere o meno questo percorso.

La prima cosa fondamentale è il Motivo. Il motivo per cui decidi di aprire un blog. Cosa ti spinge a fare questa scelta ? Aprire un blog significa voler dire la propria su un qualsiasi argomento che ti appasiona. Esistono blog informativi, educativi, tecnici ecc… Tu devi trovare il tuo motivo, l’obiettivo del tuo raccontare agli altri ciò che pensi o ciò che sai. Una delle domande più comuni però, è “cosa scrivo adesso?” La risposta la trovi nel tuo Motivo. Se hai aperto il tuo blog pensando di educare le persone su un determinato argomento, bene, fatti una scaletta delle cose che vuoi divulgare con i relativi argomenti e inizia a scrivere qualcosa, qualsiasi cosa. Non importa se all’inizio ti sembra tutto scritto male, libera la tua creatività e ciò che sai e verrà fuori una prima bozza di articolo. Racconta ciò che sai come se lo dicessi ad un amico. Questo è l’approccio di questo blog, per esempio. Utilizziamo un linguaggio semplice, per spiegare al meglio ciò che vogliamo dire. Non è detto che debba essere sempre così. Alcuni blog si approcciano al lettore con termini molto più tecnici, magari perché hanno un pubblico specifico e preparato su ciò che stanno dicendo, o magari perché preferiscono quel modo di scrivere. Tu dovrai scegliere il tuo Modo di Scrivere.

Stai scrivendo molti articoli e nessuno li vede. Beh, all’inizio è così. Ma posso darti alcune dritte che hanno funzionato con me, per innescare il giusto processo che ti porterà ad Aumentare la tua Visibilità. Partiamo dall’indicizzazione di Google. Se hai provato a cercare i tuoi contenuti e ti è venuto un crampo al dito dalle pagine che hai dovuto scorrere prima di trovare la tua, non farne un dramma. Questa cosa può cambiare. Quando un sito viene appena creato, Google non lo considera ancora affidabile e interessante, e di conseguenza i suoi contenuti. Il primo consiglio che ti do, è quello di iscriverti a Google Search Console. Dopo averlo fatto e aver seguito tutte le indicazioni che ti fornisce il sito, ricordati di tornare ogni tanto sulla tua dashboard per controllare che le tue pagine non presentino errori o miglioramenti necessari. Piano piano questo dovrebbe velocizzare l’indicizzazione dei tuoi contenuti nelle pagine di ricerca, o per lo meno farti notare da Google.

A questo punto il consiglio che posso darti è di collegare il tuo Blog alle piattaforme social che ritieni più adatte (in alcuni casi è possibile anche automatizzare la pubblicazione). In questo modo ci saranno due fonti di traffico: i motori di ricerca e le pagine social.

Dove apro il mio blog? Ci sono molti software con i quali è possibile aprirne uno…alcuni funzionali, altri meno. Quella che secondo me da le opportunità migliori, in ambito di funzioni, possibilità, personalizzazione e visibilità, è senza dubbio WordPress. Per quanto mi riguarda, se vuoi portare il tuo blog da qualche parte, questa è la scelta migliore. Ovviamente ci sono dei costi. Il primo che incontri (per me necessario) è il dominio. Ha un costo annuale, che varia a seconda della scelta. Inoltre WordPress prevede dei costi mensili o annuali per tenere aperto il tuo account e avere diverse funzionalità aggiuntive rispetto al piano gratuito. Una cosa positiva di questa piattaforma è che ti consente di non pagare il tuo dominio (acquistato direttamente su WordPress) per il primo anno se scegli un piano a pagamento.

L’importanza dell’Azione

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Quante volte hai pensato di fare qualcosa di diverso? Quante volte ti sei concentrato così tanto sul farlo in modo così perfetto da arrivare al punto di non farlo affatto? Vorrei riferirti adesso un concetto che ho letto in un libro qualche tempo fa. Un progetto o un’idea funziona durante il suo percorso verso la perfezione, ma quando arriva ad essere perfetta, è già da buttare. Questo perché siamo spinti a evolverci ed evolvere continuamente, e raggiunta la perfezione in qualcosa, passiamo ad altro. Quindi l’importante non è raggiungere la perfezione. Se aspetti questo prima di metterti in gioco, prima di realizzare il tuo progetto, prima di concretizzare la tua idea, hai già perso in partenza.

Perché è importante agire? Immagina di studiare tutta la vita. Studio, studio, studio. Assimili milioni di conoscenze senza mai metterle in atto. Questo non ti porterà a niente. Pensaci, è come costruire una barca. Continui a perfezionarla, ad aggiungere dettagli. Aggiungi un pezzo dopo l’altro, e non sei mai convinto che sia finita. La barca è fatta per essere messa in mare. Siamo d’accordo sul fatto di costruire la base necessaria per farla stare a galla e far sì che si possa muovere in acqua. Ma una volta fatto, va utilizzata per ciò per cui è stata creata. E sarà il tempo passato per mare che ti insegnerà cosa è meglio aggiungere, quali cose sono necessarie e quali uno sfizio personale.

E così se vuoi intraprendere un percorso o vuoi realizzare un progetto personale. Chi ha detto che tu debba essere perfetto prima di entrare in campo. Se tutti la pensassero in questo modo nessuno farebbe niente. Quindi arriviamo alla conclusione di questo articolo. È importante avere un’idea di ciò che si sta facendo quando si inizia un “viaggio” in qualche cosa. Ma una volta messe le basi, si parte. Si inizia a mettere in pratica. Piano piano sarai invogliato e a volte costretto a migliorarti e a imparare nuove cose. Ed è giusto così, perché in un mondo che sia muove alla velocità della luce in ambito di evoluzione tecnologica e non solo, rimanere allo stesso punto significa rimanere molto indietro.

Quindi mettiamo tu sia uno studente dell’università. Non è necessario arrivare alla laurea o al master prima di poter raccontare ciò che fai. Ci sono milioni di persone che non conoscono ciò che tu stai facendo solo all’inizio dei tuoi studi. Eppure spesso ci invitano ed essere perfetti prima di iniziare a mettere in pratica. Partendo da presupposto che la perfezione non esiste, sta a te decidere il tuo percorso. Sta a te fare ciò che vuoi fare fin da subito, e non aspettare il permesso di nessuno.