Pianificare non è poi così facile

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Non so voi, ma io sono ossessionato dall’organizzazione. Mi piace avere il controllo sulle cose, mi piace sapere in che direzione va la mia vita, sapere cosa verrà dopo. Massima espressione e soddisfacimento di questa libido è il fare schemi, liste, grafici etc… lo trovo estremamente rilassante. Organizzare le mie giornate di studio, avere degli orari, delle scadenze. Mi fa sentire sicuro, mi dà l’illusione che io sia al posto di comando e che potrò decidere io cosa accadrà e cosa invece no.

Illusione, appunto. Avete presente la Legge di Murphy? Non voglio essere così negativo. Non credo che tutto quello che può succedere di brutto succederà, come questa legge invece afferma. Neppure però voglio essere poetico come il protagonista di Interstellar: La legge di Murphy non significa che succederà una cosa brutta, ma che tutto quello che può accadere accadrà. E a noi questo non dispiaceva per niente. Io vorrei stare un po’ nel mezzo. Non proprio tutto ciò che può capitare capita, visto che, considerando la vastità del nostro mondo, infinite sono le cause che possono portare ad altrettanti, innumerevoli e incalcolabili effetti. Dico, a livello più pragmatico, che la vostra versione delle cose, il vostro piano, rappresenta una delle tantissime possibilità che un mondo in mano alla causalità propone. Diciamo che il nostro piano, così accuratamente descritto con tanti colori e post-it, è l’equivalente ideale di un ontologico vincere la lotteria. Abbiamo messo i numeri 1-9-5-7-6-4-2-0-9-3-5-7-1 (ne metto molti, ma ancora di più dovrebbero essere per rappresentare gli eventi necessari per la realizzazione di un piano a lungo termine). Magari il primo ad uscire sarà veramente l’uno. Ma dopo? Quante possibilità che esca il nove? E se uscisse il nove, il cinque quanta probabilità avrebbe di uscire di fila ai due numeri già selezionati? Così poi per tutti gli altri. Insomma, considerando che non credo che nessuno di voi abbia mai vinto la lotteria, potete capire cosa intendo. Le cose possono andare in moltissimi modi. Che vadano nella maniera disegnata dai miseri strumenti della nostra mente, che poco può predire del futuro e che riesce a tener conto di solo una minuscola parte di tutte le contingenze possibili, è alquanto improbabile.

Quindi? Non si pianifica più? Un filosofo potrebbe dire una cosa così. Io però cerco di aiutare, non di speculare. Dico sì all’ organizzazione e ai piani. Però penso che sia fondamentale aggiungere alla nostra pianificazione anche una qualità molto importante: la flessibilità. Quella capacità di saper cambiare, spesso e velocemente, i propri piani (non per forza i propri obiettivi). Non è una virtù facile da esercitare. I cambi di programma possono davvero scoraggiare, soprattutto se riguardano qualcosa di importante per noi. Non è nemmeno facile tirar fuori dal cilindro una tabella di marcia nuova ogni volta che capita qualcosa. Eppure, nel nostro mondo, dove una scoperta fatta oggi domani è già superata, dove un lavoro per cui stai studiando oggi domani non esisterà più, è fondamentale sapersi adattare, saper mutare. Insomma, la biologia ce lo ha sempre detto, ma siamo stati noi che abbiamo scelto la sordità: sopravvive chi si adatta. Stare fermi nelle proprie posizioni fa gola. Andare dritti per la propria strada è anche molto più facile. Oppure, al contrario: rinunciare perché le cose non sono andate per la strada da noi asfaltata è un’arrendevolezza che caratterizza molti.

Da grande sostenitore della pianificazione, sto imparando che a volte questa ha dei limiti, fortunatamente. Come dicevo prima, la nostra mente ha poco potere di preveggenza. Possiamo immaginare mondi e scenari, ma chi si sarebbe mai immaginato la propria vita com’è adesso? Quello che gli è successo, le scelte che ha fatto, le persone che ha incontrato. Quanto di incredibile non ci eravamo immaginati? Quanta vita non avremmo vissuto, se fossimo rimasti intrappolati nel nostro piano? Penso che l’imprevedibilità della vita sia, insieme alla sua brevità, il più grande dono e la peggiore condanna dell’uomo. Vivere una vita da noi già immaginata, oltre a essere incredibilmente noioso, è anche oltremodo limitante. Se si considera che l’essere umano ha l’istinto di sopravvivenza fra le sue più innate cause prime, scoprire cosa siamo in grado di fare se messi alla prova in maniera inaspettata può essere non sono rivelatorio, ma anche incredibilmente soddisfacente, per quanto, e per questo è al contempo terribile, sia anche estenuante.

Se volessimo essere poetici, nel mare della vita si può usare la propria tavola per prendere il sole sul bagnasciuga, ostinandosi a non cambiare e costringendosi ad un’innaturale staticità oppure di può andare fra le onde alte. So che molti di voi sono stanchi adesso, e che sceglierebbero ad occhi chiusi la prima opzione. Però il mare offre così tanto a largo che sarebbe uno spreco non allontanarsi dalla riva. Cosa che non è possibile né rifiutando i cambi di programma, né cercando di imporre il proprio volere su essi. Sulle onde galleggiamo soltanto e davvero poco possiamo fare contro la corrente del mare.

Metodo Personal Kanban

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Il sistema a cartellini Toyota applicato alla produttività personale

Questo sistema è tanto semplice quanto efficace! Arriva direttamente dal fantastico team Toyota e già solo per questo dovrebbe trasmetterti fiducia. Per migliorare la gestione delle tue attività avrai bisogno solo di due strumenti: una lavagna e dei cartellini

Quindi inizia a munirti di questi strumenti per apprezzare bene il metodo (per ora basta anche un foglio A4 e dei post-it)

Un pò di Storia…

In Giappone con il termine Kanban si intende un semplice cartellino, che costituisce l’elemento fondamentale della filosofia di management Just in Time elaborata nel 1970 e diventata poi parte del famosissimo metodo Toyota. Per programmare i flussi dei componenti nelle fasi di produzione della Toyota, il fondatore del metodo introdusse dei cartellini, ognuno dei quali identificava un prodotto o un componente e indicava da dove arrivava e dove doveva andare. Con questo metodo si è ottenuto un vero e proprio sistema informativo, in grado di agevolare il flusso dei componenti e integrando le scorte ogni volta che un componente viene utilizzato nel processo produttivo successivo.

In sostanza un semplice sistema basato su cartellini ha fatto la fortuna di una delle più importanti multinazionali al mondo. Scopriamo ora insieme l’efficacia di questo metodo anche come metodo personale per la gestione del tempo e del flusso di lavoro. Ma come applicare un metodo industriale alla produttività personale?

Per farlo Ti basterà una lavagna e dei post it. Nella sua forma più semplice il metodo Kanban è costituito da 3 Colonne:

-Cose da fare

-Lavori in esecuzione

-Lavori terminati

Ad ogni attività verrà assegnato un post-it e verrà collocata nella colonna “cose da fare”. Per far funzionare il metodo dovete partire gradualmente e in questo senso cercate quindi di partire con un numero ristretto di attività. All’interno di ogni colonna dovrai poi dare delle priorità, per questo i compiti più urgenti andranno posizionati in cima alla colonna quelli meno urgenti in basso.

Un appunto importante! Più riuscirai a rispettare l’ordine iniziale che ti sei dato più sei stato bravo a impostare le tue priorità. Quando inizi un’attività dovrai spostare i relativi post-it dalla colonna “cose da fare” alla colonna “cose in esecuzione” cerca di occuparti di una cosa alla volta e ogni volta che avrai finito, dalla colonna “in esecuzione” dovrai finalmente spostare i tuoi post-it nella colonna “lavori terminati”. Il posto liberato dalla tua ultima attività, potrà essere preso a questo punto da un altro post-it o un altro compito che potrai a questo punto inserire nella colonna “cose da fare”.

Ovviamente mano mano che farai pratica potrai con il metodo nel breve / lungo periodo affrontare sempre un numero maggiore di attività ma l’inizio sarà meglio limitarsi al massimo tre post-it nella colonna lavori in esecuzione. Questo sistema è incredibilmente semplice ma è proprio nella sua semplicità che risiede la sua efficacia. Infatti con un colpo d’occhio avrai sempre sotto controllo lo stato d’avanzamento dei tuoi lavori, ma soprattutto ti troverai ad essere più motivato e più orgoglioso di te, perché vedrai ogni singolo cartellino presente in “lavori terminati” come un grande successo.

Se ti piace lavorare con strumenti elettronici sappi che esiste un’applicazione è un sito che lavora proprio attraverso il metodo kanban… Non è una notizia fantastica? Il sito in questione si chiama trello e ci puoi arrivare tramite il sito www.trello.com. È molto facile da utilizzare è molto intuitivo e con esso potrai subito dar vita a tutti i tuoi progetti.

Migliora il tuo tempo e raggiungi i tuoi obiettivi

Un saluto da Andrea, Ciao!

Articolo a cura di Andrea Ronca. Fondatore della pagina di Time Management: @samurai_time_management

Cosa si intende per Intelligenza?

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Questa parola assume diverse connotazioni, in base ai diversi criteri con cui viene interpretata. Se ci pensi fin da piccoli ci è stato insegnato che è intelligente la persona che studia tanto e prende degli ottimi voti, che ha l’aspirazione di frequentare un liceo e subito dopo un’università promettente. Crescendo, almeno per me, c’è stato un cambiamento nel pensare alla definizione di questa parola. Ci sono moltissime persone che nonostante siano degli ottimi studenti, passami il termine, ma sono dei completi idioti. Questo perché crescendo qualcuno si rende conto che la vita è costituita da molti più fattori di una voto scolastico. Ci sono centinaia di motivi per cui si può essere ritenuti intelligenti e altrettanti per cui sembrare l’esatto opposto. La scuola in questo percorso non ci aiuta, perché tutti vengono giudicati in base ai voti che prendono, ricevendo premi se si è raggiunto un buon risultato e derisioni se invece non è andata poi così bene. Tu che ne pensi? In base a cosa classifichi i tuoi amici, parenti o conoscenti come intelligenti o relativamente stupidi?

Ti racconto il mio punto di vista, sei libero di pensarla diversamente. Spesso mi sono trovato di fronte a persone estremamente competenti in alcuni ambiti, ma ignoranti nei restanti. Allo stesso tempo, studenti modello, ma incapaci nel relazionarsi e confrontarsi con il mondo esterno. Quindi cos’è che effettivamente definisce una persona intelligente? La prima cosa secondo me, è il non pensare di essere intelligenti, la presunzione ci rende incapaci di assimilare altre informazioni, convinti di sapere già tutto. Non dico di non essere consapevoli delle proprie capacità o conoscenze, ma di pensare anche a quante cose invece ancora non sai e renderti conto di quanto ancora lungo sarà il tuo percorso. D’altronde non si finisce mai di imparare. Un altro fattore che cerco sempre di considerare è questo: in base a cosa sto valutando? Ti faccio un esempio banale che arriva dritto al punto…giudicheresti mai un nuotatore per le sua capacità nella corsa? Beh, io credo di no. Se un ragazzo è bravissimo a nuotare, e lo giudichi per come corre, non lo considererai mai un buon atleta. In questo purtroppo la scuola non diversifica. Tutti sono messi sullo stesso piano e giudicati sulla base degli stessi criteri. Ogni persona ha le sua capacità, le sue peculiarità, ha qualcosa in cui è bravo, qualcosa in cui è pessimo e ancora qualcosa in cui eccelle e si distingue. Non si può essere intelligenti in tutto. L’intelligenza è relativa, perché per ogni cosa in cui sei intelligente, ce ne sono altre cento in cui non lo sei per niente.

Per concludere, io penso che questo concetto sia da sempre sopravvalutato. All’interno di una classe potrà pure avere la sua influenza, ma secondo me, nella vita reale, non significa molto. Tutti abbiamo pregi, tutti abbiamo difetti.

Università, guida nella disperazione (parte 2)

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Nelle puntate precedenti: tutto ciò che consigliavo prima di mettere mano direttamente ad università, materie ed esami da dare. Dopo quello che è dunque stato un primo passo verso una migliore comprensione di se stessi e dei propri interessi, può cominciare questa seconda parte.

Dopo aver fatto il vostro schema, riassunto o disegno su voi stessi (la mappa del vostro io insomma) e aver elencato le diverse facoltà, inizia un momento molto importante: accettare le cose come stanno. Spesso vedo miei coetanei buttarsi, in nome di un’idea o di un progetto lontanissimo nel tempo, in percorsi non ben studiati. Il sogno di curare il cancro con un’idea innovativa e ingegnosa (true story) penso possa stimolare il 90% della popolazione mondiale. Studiare anatomia, biologia e chimica, invece? Non ce l’ho con medicina, sia chiaro. Avevo progetti anche per giurisprudenza: avrei difeso i più deboli diventando un avvocato dei diritti umani per Amnesty International. Bello, vero? Ma io mica volevo studiare diritto privato, diritto pubblico e storia del diritto medievale. Quello che vi sto dicendo non è di farvi scoraggiare nei vostri sogni perché il modo per arrivarci non vi soddisfa al cento per cento. Voglio solo far passare il messaggio che i sogni sono tutti belli, ma che anche il percorso deve piacervi. Soprattutto in momenti di seria incertezza, dove sembra che ci piaccia tutto e nulla, una doccia fredda di fatti è l’ideale. Anche perché, se tutta la preparazione per fare un lavoro o per realizzare un sogno non vi piace, è possibile, anzi probabile, che anche il vostro obiettivo non stia poi così tanto nelle vostre corde.

Come assicurarsi di fare una scelta coscienziosa? Informatevi. Finalmente, guardiamo nel vivo le facoltà. Scaletta alla mano e siti internet ufficiali degli atenei. Piano di studi. Vedrete la lista di quello che vi sarà richiesto, anno per anno. Non fermatevi ai nomi degli esami, sia perché un po’ non ci si capisce molto sia perché, anche qui, la nostra immaginazione potrebbe influire troppo. Ci sono le spiegazioni e gli argomenti del corso: leggeteli. Possono rientrare nel riassunto che avete fatto di voi stessi? E se vi piacciono, vi piacciono abbastanza? Sono questi esami a rispecchiare di più il vostro piano su voi stessi? Molte persone, come me, hanno svariati interessi, ma se si segue tutto ciò che ci piace, non si deciderà mai. Fate un podio. Non tutto deve essere studiato. Alcune cose potete tenerle come passione, hobby, approfondimento personale. Io di Lettere amavo immergermi nel significato che l’autore voleva dare al suo testo. Non amavo la filologia, la glottologia e la storia antica. Dopo aver lasciato, ho letto tutta l’Iliade. Ma non avrei voluto studiarla per tre anni. O almeno, avrei preferito fare altro.

A questo punto, se tutto va bene, dovreste aver sfoltito un po’ la lista. Per aiutarvi potete fare un calcolo: quanti esami non mi piacciono di questa facoltà? Uno? Due? Cinque? Ci sta benissimo (anzi, importante: non cercate un percorso universitario che vi piaccia al 100%. Non esiste). Se invece non ve ne piacciono dieci? Quindici? Forse l’interesse è solo parziale. Forse potete usare quella disciplina come arricchimento personale. Forse potete cercare di includerla in un’ altra facoltà. Proprio così: soprattutto quando due discipline sono più o meno vicine, può darsi che una comprenda l’altra per quello che vi interessa. Esempio: mi era passato per la testa di fare antropologia. Dopo tutti i passi della lista ho capito che io di quella facoltà volevo dare tre esami e basta. Casualmente, a psicologia, si devono dare due di questi tre esami. Direi che può essere un buon compromesso, no? Chiedetevi: voglio fare questa facoltà o voglio farne un esiguo numero di esami?

Se siete fortunati, dopo tutto questo, vi rimarrà una sola facoltà. Se sia la mente che il cuore vi diranno che è quella giusta, avrete vinto. Se ve ne rimarranno due o tre, fa lo stesso. Pensateci su, lasciate tempo al tempo. Non ragionateci in maniera compulsiva. Avete i vostri dati e le vostre ricerche, avete fatto il vostro. Il cuore ha i suoi tempi per rispondere.

Concludo: questo percorso che abbiamo fatto insieme ha avuto stampo particolarmente organizzativo, forse anche un po’ ossessivo. Tuttavia, sebbene la scelta dell’università sia importante, non è questione di vita o di morte. Credere di fare una scelta giusta e poi scoprire che non lo era vi insegnerà molto di più che essere in pari col curriculum. Niente panico, si può sempre tornare indietro. Si può sempre scegliere di nuovo. Tutti preferirebbero non doverlo fare, ma non avete un coltello alla gola. Infine, se proprio non sapete, fermatevi. Nessuno dice che dobbiate passare dal banco del liceo a quello dell’università in meno di dieci secondi. Cioè, lo dicono i vostri genitori, nonni e insegnanti, ma non è vero. Un anno in cui uno fa chiarezza, fa esperienze arricchenti o semplicemente respira e si diverte, non è un’offesa nei confronti di nessuno. Il mondo del lavoro? Voi pensate che sul curriculum uno debba scrivere cosa ha fatto ogni giorno della propria vita? I successi che contano sono altri, altre le sfaccettature della persona che interessano, non aver preso una scelta per forza e averla portata a termine in meno di cinque minuti. Si tratta della vostra vita. Prendetevi la libertà di sbagliare, o di non fare, per imparare come renderla su misura su chi voi siete.

Cercare nuove cose o Cambiare il punto di vista

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Questo è un dubbio che mi pongo spesso. Quando mi trovo in un periodo in cui non sono soddisfatto di ciò che sto facendo e voglio cambiare qualcosa, la prima tentazione è quella di cercare altro da fare. In parte è la via più facile, che richiede uno sforzo per il senso stesso del cambiamento, ma eviti di affrontare di petto la situazione. Un’altra idea che mi è venuta in mente è quella di non abbandonare immediatamente la strada che sto percorrendo per poi fare retromarcia e intraprenderne una diversa, ma piuttosto vedere se, cambiando il mio punto di vista, posso cambiare anche la mia percezione. Questo perché la maggior parte delle volte, tendiamo a fuggire da un periodo no, da qualcosa che non stiamo vivendo come vorremmo. A volte può essere la soluzione, togliersi un peso che ci opprime non facendoci vivere tranquilli è veramente necessario in alcune occasioni. La domanda che mi sono posto è però questa: Come faccio a sapere quando è il momento di lasciare indietro? Per questo motivo mi sono imposto di fare, quando mi capita di sentirmi così, un ulteriore sforzo con questo esercizio, una specie di prova del nove.

Può accadere di trovarsi nel dubbio riguardo a ciò che stiamo facendo. A questo punto scatta il nostro ultimo tentativo per vedere se effettivamente è il momento o meno di passare oltre. Di solito cerco di vedere la situazione da un punto di vista diverso. Non è una cosa facile, anzi, è molto più difficile di quanto si possa pensare, perché ognuno di noi ha un modo di vedere le cose, e cambiarlo non è mai facile.

Ti faccio qualche esempio banale ma altrettanto significativo per farti capire cosa intendo con “diverso punto di vista”. Se frequenti l’università perché vuoi soltanto prendere una laurea, il tuo percorso ti apparirà durissimo, una serie di ostacoli insormontabili. Pensa invece se tu fossi iscritto ad una determinata facoltà, proprio perché desideri con tutto te stesso arrivare ad ottenere il lavoro dei tuoi sogni. Beh qui le cose cambiano, gli esami e le difficoltà non ti sembreranno più ostacoli, ma tappe. Spesso è questione di percezione, da cui consegue inevitabilmente la motivazione che hai nell’affrontare il periodo. Potrei fare il classico esempio del “fallimento”. Potrebbe distruggerti, ma se lo vedi da un diverso punto di vista, potrebbe rafforzarti. La prossima volta che stai per abbandonare qualcosa, o che ti senti insoddisfatto, o magari qualcosa ti ha reso le cose difficili, prova a cambiare il tuo punto di vista, potresti scoprire dei lati nascosti che non avresti mai considerato, e forse nemmeno notato

Università, guida nella disperazione (parte 1)

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First things first: ho appena compiuto 20 anni, ho finito il liceo l’anno scorso e no, quest’anno non sono andato all’università. Dopo indecisioni, infiniti test di ammissione e iscrizioni, mi sono preso del tempo per riflettere. Perché quindi prendere consigli da me? Beh perché conosco il caos della scelta, l’ho vissuto a pieno e ne sto venendo fuori. Per chiarezza dividerò in due articoli i vari consigli: la prima parte sarà dedicata a tutto quello che secondo me dovrebbe venir prima di guardare nello specifico le facoltà. Nella seconda parte invece andremo più nel dettaglio su quello che propongo di fare quando si hanno idee più o meno chiare.

Dunque, iniziamo: la quinta liceo è la giostra delle turbe emotive: la maturità, la fine di un percorso, l’addio agli amici… e poi lei. La scelta universitaria. Che poi intendiamoci, è una scelta difficile come poche. Studi per anni le solite 6/7 materie e poi d’un colpo qualcuno arriva e ti dice: ecco almeno un milione di facoltà che il mondo universitario offre, scegli pure liberamente, ricordando che alcune di loro sono a numero chiuso, altre non hanno prospettive future, per alcune non ti sentirai in grado, altre ancora nemmeno capirai cosa siano… insomma, facci sapere chi sei, cosa desideri e cosa ti piace, possibilmente in fretta, che poi scade il termine di iscrizione. Non è una cosa da nulla, perché ci pone davanti alla questione più importante di tutta la nostra esistenza: “chi sono io?” e forse anche peggio “cosa voglio essere?”

Primo consiglio: Non iniziate a pensare direttamente alle varie facoltà. Fate mente locale su cosa vi piace. Ovviamente non intendo “cosa vi piace” nel senso di “quale lavoro vorresti fare” o “quale facoltà ti piace di più”. Se aveste la risposta, insomma, non saremmo qui. Intendo: guardate cosa vi piace nel momento presente, sia nelle materie scolastiche che nelle attività e passatempi fuori dalla scuola. Può sembrare banale, ma sono moltissime le cose che non sappiamo su noi stessi solo perché non prestiamo attenzione. Quindi: Che materie mi piacciono? Cosa mi piace di queste materie? Cosa faccio a casa quando non devo studiare? Cosa mi stimola interesse se sfoglio una rivista, se leggo un libro o un fumetto? Cosa guardo nei film? C’è qualcosa con cui vorrei avere a che fare che non ho ancora avuto l’occasione di sperimentare? Cos’è che la mia mente apprezza quando io non presto attenzione?

Fatto questo, dovete ancora resistere alla tentazione di andare sui siti delle università, oppure (come ammetto feci io) di cercare tutte le facoltà esistenti elenco. Il caos. Perché l’istinto ti dice proprio questo: non sai? Cerca. Con calma però. È inutile andare a cercare qualcosa se siamo ciechi come talpe e non abbiamo gli occhiali indosso. Non dico di non far niente a riguardo e aspettare la risposta (provato anche questo, lasciate stare). Ma magari prima di aprire il computer, sapere quello che si va cercando. Cercare senza meta, in fondo, non è solamente essere persi? Il secondo consiglio che vi do è parlarne ad alta voce, non con qualcuno nella vostra stessa confusione, ma con chi ha già preso una scelta, meglio ancora se aveva dubbi. Anzi, parlate proprio con tante persone diverse. Un suggerimento di Caio può chiarirvi solo un 20% dei vostri dubbi. Chiedete anche a Tizio e a Sempronio, e soprattutto, siate sempre onesti con gli altri e con voi stessi su cosa vi spaventa. Abbiate chiaro il vostro caos.

Terzo suggerimento: foglio e penna alla mano: si fa uno schema (o quello che preferite voi). Punti dello schema: cosa mi piace? Cosa non mi piace? (vedi punto uno). Che scopo voglio avere, qualsiasi lavoro io faccia? Qual è il comun divisore, l’area del cervello stimolata da tutti i miei interessi indiscriminatamente? Quali aspettative ho per il mio corso di studi? Sono tante domande, lo so. E le risposte non si trovano facilmente. Per questo ci vuole tanto tempo. Non dovete mettervi furia da soli. Molti dei ragionamenti e delle conclusioni che traiamo nella vita sono frutto di un lavoro inconscio della nostra mente. Fra un punto e l’altro di questo elenco, lasciate passare un po’ di tempo. Non è una scelta che si fa in un giorno.

Quando saprete elencare cosa vi stimola, allora potrete parlare di nomi di facoltà e indirizzi. Ad esempio: a me piacciono le domande riguardanti la vita e l’esistenza dell’uomo e le materie nella sfera delle scienze umane. Mi piace studiare, non fare esercizi. Nei libri mi chiedo come mai i personaggi agiscano in certi modi, nei film perché il regista abbia fatto finire così la pellicola. Però non mi piacciono né tutti i film né tutti i libri, ma scelgo sempre, forse inconsciamente, prodotti dove si parla delle emozioni, dei conflitti dell’anima e dell’evoluzione della psiche. Delle persone intorno a me mi chiedo perché si comportino in un determinato modo, noto che cambiano a seconda dell’ambiente in cui si trovano… Insomma, dovrò cercare nel campo dell’umanismo, del filosofico, del sociale e del concettuale. Sicuramente medicina (che tentai) non faceva per me, come non faceva per me tradurre a giornate intere (cosa necessaria a Lettere Antiche, che ho frequentato per qualche mese). Farà probabilmente per me studiare, leggere molto e riflettere tanto, ma al contempo occuparmi sempre dell’essere umano, senza fossilizzarmi su ricerche e saggi aridi ed eruditi (che siano sull’evoluzione della lingua greca quanto sul funzionamento del fegato). Da qui partiremo, nella seconda parte di questo articolo, per la discussione forse più tecnica dedicata alle facoltà in sé per sé.

Il successo è fatto di abitudini

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La parola successo può assumere tantissime sfaccettature diverse. Questo perchè ogni persona ha una concezione propria. C’è chi lega il successo ai soldi, o alla fama, ma anche chi lo considera avere una buona salute o terminare una maratona molto difficile. In realtà non esiste proprio un successo universale, in fondo si trova ovunque qualcuno porti a termine un obiettivo che si era prefissato, piccolo o grande che sia. Insomma, esistono moltissimi tipi di successo, tutti diversi tra loro, spesso anche interpretabili (quel che è un successo per me potrebbe non esserlo per te). Troviamo però un fattore comune ad ognuno di essi?

Ciò che porta al successo sono sempre le abitudini. Faccio qualche esempio per spiegarmi meglio, ma sono sicuro che te ne verranno in mente moltissimi altri. Vedi una persona con un fisico strepitoso. La prima cosa che viene in mente è molto spesso, guarda che fisico, ma che fortuna o altre cose del genere. Noi vediamo soltanto il risultato delle sue abitudini. Quella persona evidentemente passa ore delle sue settimane a fare esercizi e allenamento. Vi racconto un’altra cosa che ho letto qualche tempo fa. Usain Bolt ha vinto veramente molte medaglie d’oro, è un campione. Le persone che lo vedono vincere sono meravigliate da quei 10 secondi in cui effettivamente si svolge la competizione, ma le persone che gli stanno accanto sanno che prima di raggiungere quel successo si è allenato per anni e anni. Ha inserito nelle proprie abitudini un allenamento continuo. Così tutte quelle persone che sono abituate a svegliarsi presto la mattina per avere una produttività maggiore. Ci pensi a quante cose in più può fare una persona che si sveglia alle 5 del mattino rispetto ad una che si sveglia alle 12? Ci sono ben 7 ore di differenza. Sono 7 ore al giorno, in un mese sono 210 ore. Hai idea di cosa puoi creare in tutto questo tempo? In un anno probabilmente avresti raggiunto tutti gli obiettivi che ti eri prefissato almeno 3 volte ciascuno.

Questi ovviamente sono solo alcuni esempi, forse anche banali. Ricordati però che le abitudini di oggi sono quelle che definiranno dove sarai domani. Se vuoi raggiungere il successo, in qualunque campo esso sia, parti dalle tue abitudini giornaliere.

Partire dalle piccole cose

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La natura dell’uomo è quasi sempre strafare, volere tutto e subito. Può accadere, ma spesso o è fortuna, o qualcuno ci ha dato una bella spinta in qualche modo. Per le persone normali non funziona così, e non può funzionare così, ma forse nemmeno deve. Hai mai sentito parlare di persone che hanno fatto vincite enormi e in poco tempo sono tornate ad essere nella situazione iniziale…se non peggio? Ma perché questo accade? La verità è che nella maggior parte dei casi, il tutto e subito veramente non funziona. Facciamo un esempio pratico. Se la persona che ha fatto la sua grande vincita, prima di vincere, non sapeva gestire ciò che aveva, ed era in difficoltà economiche, non perché la vita gli remava contro, ma perché continuava a sperperare e a sprecare quel poco che aveva, dopo la vincita, avrà solo più soldi da sperperare, ma il risultato non cambierà. Le abitudini delle persone e la loro testa non cambiano necessariamente con l’avvenire del famoso “tutto e subito”, perché quasi sempre si amplifica solamente la persona che già eravamo, spesso portandola al limite e all’esasperazione.

Una volta che abbiamo capito questo, possiamo smettere di sognare che qualcuno prima o poi venga a salvarci e a consegnarci la lettera dal lontano zio, e invece occuparci di cosa abbiamo adesso. Partire dalle piccole cose. Se non sai gestire 10 euro, non saprai gestirne 100, e tanto meno 1000, figuriamoci di più. Questo è uno dei motivi più veri che dovrebbero spiegare questo concetto. Il secondo passo è quello secondo cui le piccole cose sono quelle che ti portano senz’altro alla realizzazione di quelle grandi. Pensa di essere una persona insicura. Non ti butterai mai in un’impresa impossibile. Quindi parti dalle piccole cose. Inizia a svolgere tutte quelle piccole e apparentemente insignificanti cose, che fino’ora hai sempre lasciato indietro. Non potrai mai essere pronto per scalare l’Everest se non hai la voglia e la forza di volontà nemmeno di andare al negozio per comprare la tua attrezzatura. Sbaglio? Tornando all’insicurezza. Portare a termine piccolo obiettivi, per quanto possano sembrare banali, possono darti quella soddisfazione che ti serve per accrescere la tua autostima, la tua sicurezza e piano piano il coraggio di affrontare le prove più dure.

Le piccole cose sono da sempre il punto di partenza per progredire. Quando saprai gestire le più piccole potrai salire un gradino, magari passando alle medie. Quindi solo quando avrai imparato a padroneggiare perfettamente le medie, sarà il momento di salire un altro gradino e raggiungere finalmente le grandi. Ovviamente a parole sembra semplice, salgo due gradini e sono arrivato. Nella maggior parte dei casi questi processi durano anni e richiedono moltissimo sforzo e dedizione. Ciò che però ti basta per iniziare è capire che non puoi puntare alla cima senza passare dalla valle.

Come acquisire nuove Competenze

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Molto spesso mi è capitato di voler fare qualcosa, ma di domandarmi come avrei fatto ad imparare le skills necessarie per poter mettere in atto ciò che mi ero prefissato. Prima di tutto, sfatiamo un mito. Non è necessario sapere tutto prima di cominciare. Anzi, nella maggior parte dei casi, si impara molto meglio facendo o cercando di fare, che mettendosi sui libri a studiare la teoria. A volte però può essere indispensabile sapere alcune nozioni importanti, e inevitabilmente dobbiamo trovare un modo per acquisirle. Quindi in quali modi al giorno d’oggi è possibile imparare cose nuove?

Il primo punto da evidenziare, come ho anticipato, è certamente l’esperienza. A mio avviso è la migliore insegnante di tutte. A volte insegna in modo duro o criptico, e sta a noi capire cosa trarre da certi avvenimenti. La seconda possibilità è la più banale: Internet. Abbiamo a disposizione milioni di informazioni anche solo sul nostro cellulare, ma la maggior parte del nostro tempo lo utilizziamo per cazzeggiare. Allo stesso modo un computer sia ben chiaro. Internet, oltre ad essere fonte di divertimento e svago è una grandissima fonte di conoscenza. L’unico punto a sfavore è che può capitare di leggere cose non solo sbagliate, ma anche un po’ fuorvianti, quindi attenti a chi scegliete di ascoltare, ci vuole uno sguardo critico ben allenato. Sempre tramite Internet si possono trovare moltissimi corsi informativi, lauree, master e percorsi di apprendimento. Non è un’opzione da scartare. Anche in questo caso, soprattutto perché in questi casi si paga pure, mi raccomando, sguardo critico. Ce n’è di gente che vende fuffa.

Un altro metodo molto efficace a mio parere è leggere. Può sembrare noioso a volte, ma si trova sempre una strada comoda per farlo. Poi leggere il mio articolo “Perché devo leggere?” se vuoi saperne un po’ di più. Comunque sia è importante non solo per i motivi più ovvi, come acquisire un vocabolario più ampio e di conseguenza scrivere e parlare meglio, ma anche per quelli meno ovvi. Leggere più libri su uno stesso argomento può aprirti incredibilmente la mente, potendo confrontare molti punti di vista differenti. E adesso uno dei metodi più difficili, ance se sembra il più banale e scontato: tenere le orecchie in ascolto e gli occhi aperti. Molto spesso siamo così distratti dalla vita da non accorgerci quante cose possiamo imparare anche solo ascoltando o guardando. Questo è il modo più primitivo per acquisire competenze, ma anche il più efficace di tutti.

Non è poi così difficile dopotutto imparare cose nuove di questi tempi. Basta un po’ di buona volontà e utilizzare alcune delle possibilità che la miriade di informazioni, che abbiamo a portata di mano, ci offre.

Aspetta il momento giusto

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Ci sono opinioni diverse su questo argomento. Aspettare il momento giusto o gettarsi nella mischia il prima possibile? Pensare di non essere mai pronti a partire è sbagliato. Non si può essere perfetti, forse non sarebbe nemmeno la cosa giusta da fare. Ho spiegato questo concetto nell” Importanza dell’Azione. Essere perfetti significa essere alla fine del nostro percorso, anche se sappiamo bene che la perfezione non si può raggiungere. Quindi la risposta più facile a questo punto sarebbe, il giusto si trova nel gettarsi da subito nel nostro progetto e crescere nel mentre. È giusto fare questo, ma ci sono un paio di cose da considerare sempre prima di dar vita ad un progetto.

La prima è avere chiaro ciò che la nostra iniziativa comporta e comporterà. Quanto tempo dovrò dedicarci? Posso ritagliarmi il tempo che mi serve? Ho già in mente almeno un piano di ciò che devo sapere e ciò che devo fare? Una volta che queste risposte saranno positive, ti stai avvicinando al momento perfetto per partire. Ora c’è un’altra cosa da considerare. È il momento giusto per me, sono pronto ad affrontare ciò che mi aspetta…ma il mercato? È pronto a riceve la tua idea? Nella storia è accaduto più di una volta che sia stato promosso un progetto prima del tempo. Alla maggior parte delle persone il cambiamento non piace poi così tanto. Se lanci la tua idea nel momento sbagliato, rischi che, pur essendo la migliore che sia mai stata avuta, non riceva le giuste attenzioni. Molte volte quando sono stati lanciati progetti rivoluzionari, all’inizio hanno riscosso molte critiche e zero successo. La stessa idea ripresa dopo qualche anno da qualcun altro invece, successo mondiale e grande apprezzamento. Questo accade perché dobbiamo essere bravi a capire quale sia il momento giusto, il momento in cui le persone sono pronte a ricevere tra le mani una cosa rivoluzionaria.

Sembrano due cose in contraddizione. Iniziare subito, ma aspettare. Facciamo un punto della situazione. Una volta che hai appurato che sarai in grado di dedicare il tempo necessario al tuo progetto, inizia senza aspettare nessuno. Realizza e concretizza la tua idea e poi pensa se sia o meno il periodo giusto in cui lanciarla. Se ti accorgi che non è così, aspetta. Il tuo progetto è pronto…le persone quando saranno pronte a riceverlo? Se però pensi sia il momento, o ciò che hai pensato non è particolarmente rivoluzionario, non soffermarti troppo a riflettere, agisci ora.