Arrivederci ragazzi (i falsi negativi di una pandemia esistenziale)

Annunci

Ristoratori, partite iva, liberi professionisti, agenzie di viaggio: sono pochi coloro che la pandemia non ha colpito. Eppure c’è un’altra categoria, a volte raccontata, spesso no, che ha sofferto e che tutt’ora soffre. I suoi disagi vengono trattati solo con l’intenzione di apparire attenti e alternativi, anche per cambiare un po’ la banale narrazione economico-sociale che impera nei telegiornali di tutta Italia. Questa categoria siamo noi: i giovani.

I problemi dei giovani in questo periodo sono psicologici, se non psichiatrici. Dunque, non importanti in un mondo dove l’anima non conta niente, dove è il Materiale l’unico Dio a cui preghiamo. Aumentano le depressioni, lo dicono i numeri. Un articolo sull’ Espresso parla di incrementi vertiginosi nelle percentuali di giovani affetti, causa Covid, da disturbi psichici. Diventiamo iracondi, suscettibili, incapaci di affrontare i problemi, seppur piccoli, ingigantiti dalla solitudine di camera nostra. I sintomi che hanno subito il peggioramento più marcato sono stati il senso di solitudine, la perdita di speranza nel futuro, la difficoltà di concentrazione e la continua presenza di pensieri negativi. Malati nell’ anima, questi giovani così sconsiderati. Il secondo grande virus di quest’epoca è la tristezza, che in realtà è sempre stato il primo, solo ignorato da chi della propria anima non sa niente, da chi conosce soltanto la rabbia verso la vita che è andata male, forse proprio perché non ha ascoltato e capito i messaggi del cuore, grande ignoto del ventunesimo secolo.

Discriminati, accusati, gestiti alla bene e meglio, ci siamo visti portar via tutto quello che siamo. Noi, per loro, siamo quelli che hanno ancora tutta la vita davanti, quelli che non rispettano le regole, quelli del che vuoi che sia, recupereranno l’anno prossimo. Una forma questa di bullismo patriarcale, figlio di una società basata esclusivamente sul denaro, sull’ economia e sul lavoro. Una società, francamente, di amareggiati, che ci guarda con odio perché abbiamo quello che loro hanno perso, o peggio, non sfruttato. Sopporteranno se soffrono, scuola da casa è come essere in vacanza, tanto si vedono lo stesso, sono loro gli untori. Ciechi di fronte ad un disagio che ci sta mangiando vivi, i grandi spendono aspre parole nei nostri confronti e ci attaccano come se davvero tutto questo non danneggiasse anche noi. Abbiamo smesso, DPCM dopo DPCM, di essere persone e siamo diventati categoria. Studenti, ovvero coloro che studiano. Questo siamo per loro, questo e basta. Quindi quando siamo davanti ad uno schermo e facciamo lezione, il nostro essere è soddisfatto, rientriamo nella definizione che ci hanno dato, non possiamo più chiedere altro. Eppure non siamo solo questo. Siamo pellegrini nel deserto, disperati per un po’ di conforto. Siamo anime perse nella solitudine, nell’incomunicabilità. Senza confronto, senza supporto, abbandonati alla terrificante guida del periodo più formante della nostra esistenza. Siamo una categoria senza rappresentazione, miseramente ridotti alla definizione di studenti e atrocemente sottomessi al Ministero dell’istruzione, che crede, erroneamente, di occuparsi della nostra totalità esistenziale, quando invece sarebbe appropriato istituire un Ministero della gioventù.

Ce lo siamo meritati, dicono. Quest’estate abbiamo fatto la qualunque. Ma quanto possiamo essere condannati se a 20 anni abbiamo fatto il falò di Ferragosto o se avevamo l’occasione di baciare qualcuno e lo abbiamo fatto? Davanti al vostro continuo ricordarci che questi sono i migliori anni della nostra vita, di fronte alla vostra disillusione, delusione, depressione mai curata, come possiamo sacrificare i momenti che ci avete insegnato essere gli unici degni di essere vissuti? Come sopportare la paura di starci perdendo tutto ciò che la vita ci offrirà mai? Lo dice la psicologia: il sociale è il primo nutrimento del giovane. In un momento in cui costruiamo noi stessi con gli altri, come potete accusarci, denigrarci, invece di capirci quando seguiamo un istinto primordiale e un bisogno impellente? È poi così additabile, non dico certo il completo esimersi dal rispettare le regole, ma il muoversi in quell’area neutra, in quella terra di nessuno fra ciò che è legale e ciò che è morale? Stiamo male, volete davvero privarci di un pranzo all’aria aperta in cinque persone? Di una corsa in compagnia ? È così che il virus si diffonde? Al contrario, così si sconfigge? Con un ipercorrettismo tinto di fobia, con un’inflessibile e apatica attinenza alle regole? Siamo poi così condannabili? Secondo me tanto quanto chi ruba per sfamarsi o chi uccide per difendersi. Denigrati solo perché il cibo per cui rubiamo è una serata con gli amici, un bacio, una vacanza al mare. Però se vi fermaste a pensare che seppur sono bisogni non primari, sono tutto quello che ci rende persone e non ruoli, forse potreste capirci e capire che serve che qualcuno faccia qualcosa per darci, in sicurezza, ciò di cui abbiamo bisogno.

Quindi? Quindi aiuto. Offriamo ai giovani un sostegno psicologico gratuito, pubblico. Cerchiamo di considerare la mente un organo e di curarlo con la stessa attenzione che prestiamo al cuore. Troviamo modi per aprire, con la bella stagione, centri sportivi all’ aperto (dove il contagio è minimo). Facciamo uscire i ragazzi di casa. Non si può aprire la scuola? Apriamo le biblioteche, creiamo aule studio comuni, diamo loro pezzi della città, mettiamo tavoli e sedie nei parchi, invece di comprare banchi a rotelle che non verranno mai usati, visto che le scuole non riapriranno. Facciamoli studiare insieme, per quanto distanziati, tamponati, protetti da mascherina. Create un ministero che ci rappresenti, noi elettori appena maggiorenni e per niente adulti, senza voce politica. Ricordatevi del fatto che siamo esseri umani come voi. Che quando voi andate a lavoro, noi rimaniamo a casa, da soli. Che non è vacanza essere costretti a non vedere i propri amici, rinunciare a tutte quelle esperienze fondanti nella vita di una persona. In tutte le relazioni, entrambi i membri devono dare qualcosa all’altro. Nel deludente matrimonio giovani-stato, siamo stati noi gli amanti maltrattati, a cui non è stata mai porta la mano dell’aiuto e adesso, forse, è il momento che ci venga dato quello che ci spetta.

Pubblicato da Luca Vannucci

Owner of Instagram profile @lucalexandros @luca_vannucci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: