Pianificare non è poi così facile

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Non so voi, ma io sono ossessionato dall’organizzazione. Mi piace avere il controllo sulle cose, mi piace sapere in che direzione va la mia vita, sapere cosa verrà dopo. Massima espressione e soddisfacimento di questa libido è il fare schemi, liste, grafici etc… lo trovo estremamente rilassante. Organizzare le mie giornate di studio, avere degli orari, delle scadenze. Mi fa sentire sicuro, mi dà l’illusione che io sia al posto di comando e che potrò decidere io cosa accadrà e cosa invece no.

Illusione, appunto. Avete presente la Legge di Murphy? Non voglio essere così negativo. Non credo che tutto quello che può succedere di brutto succederà, come questa legge invece afferma. Neppure però voglio essere poetico come il protagonista di Interstellar: La legge di Murphy non significa che succederà una cosa brutta, ma che tutto quello che può accadere accadrà. E a noi questo non dispiaceva per niente. Io vorrei stare un po’ nel mezzo. Non proprio tutto ciò che può capitare capita, visto che, considerando la vastità del nostro mondo, infinite sono le cause che possono portare ad altrettanti, innumerevoli e incalcolabili effetti. Dico, a livello più pragmatico, che la vostra versione delle cose, il vostro piano, rappresenta una delle tantissime possibilità che un mondo in mano alla causalità propone. Diciamo che il nostro piano, così accuratamente descritto con tanti colori e post-it, è l’equivalente ideale di un ontologico vincere la lotteria. Abbiamo messo i numeri 1-9-5-7-6-4-2-0-9-3-5-7-1 (ne metto molti, ma ancora di più dovrebbero essere per rappresentare gli eventi necessari per la realizzazione di un piano a lungo termine). Magari il primo ad uscire sarà veramente l’uno. Ma dopo? Quante possibilità che esca il nove? E se uscisse il nove, il cinque quanta probabilità avrebbe di uscire di fila ai due numeri già selezionati? Così poi per tutti gli altri. Insomma, considerando che non credo che nessuno di voi abbia mai vinto la lotteria, potete capire cosa intendo. Le cose possono andare in moltissimi modi. Che vadano nella maniera disegnata dai miseri strumenti della nostra mente, che poco può predire del futuro e che riesce a tener conto di solo una minuscola parte di tutte le contingenze possibili, è alquanto improbabile.

Quindi? Non si pianifica più? Un filosofo potrebbe dire una cosa così. Io però cerco di aiutare, non di speculare. Dico sì all’ organizzazione e ai piani. Però penso che sia fondamentale aggiungere alla nostra pianificazione anche una qualità molto importante: la flessibilità. Quella capacità di saper cambiare, spesso e velocemente, i propri piani (non per forza i propri obiettivi). Non è una virtù facile da esercitare. I cambi di programma possono davvero scoraggiare, soprattutto se riguardano qualcosa di importante per noi. Non è nemmeno facile tirar fuori dal cilindro una tabella di marcia nuova ogni volta che capita qualcosa. Eppure, nel nostro mondo, dove una scoperta fatta oggi domani è già superata, dove un lavoro per cui stai studiando oggi domani non esisterà più, è fondamentale sapersi adattare, saper mutare. Insomma, la biologia ce lo ha sempre detto, ma siamo stati noi che abbiamo scelto la sordità: sopravvive chi si adatta. Stare fermi nelle proprie posizioni fa gola. Andare dritti per la propria strada è anche molto più facile. Oppure, al contrario: rinunciare perché le cose non sono andate per la strada da noi asfaltata è un’arrendevolezza che caratterizza molti.

Da grande sostenitore della pianificazione, sto imparando che a volte questa ha dei limiti, fortunatamente. Come dicevo prima, la nostra mente ha poco potere di preveggenza. Possiamo immaginare mondi e scenari, ma chi si sarebbe mai immaginato la propria vita com’è adesso? Quello che gli è successo, le scelte che ha fatto, le persone che ha incontrato. Quanto di incredibile non ci eravamo immaginati? Quanta vita non avremmo vissuto, se fossimo rimasti intrappolati nel nostro piano? Penso che l’imprevedibilità della vita sia, insieme alla sua brevità, il più grande dono e la peggiore condanna dell’uomo. Vivere una vita da noi già immaginata, oltre a essere incredibilmente noioso, è anche oltremodo limitante. Se si considera che l’essere umano ha l’istinto di sopravvivenza fra le sue più innate cause prime, scoprire cosa siamo in grado di fare se messi alla prova in maniera inaspettata può essere non sono rivelatorio, ma anche incredibilmente soddisfacente, per quanto, e per questo è al contempo terribile, sia anche estenuante.

Se volessimo essere poetici, nel mare della vita si può usare la propria tavola per prendere il sole sul bagnasciuga, ostinandosi a non cambiare e costringendosi ad un’innaturale staticità oppure di può andare fra le onde alte. So che molti di voi sono stanchi adesso, e che sceglierebbero ad occhi chiusi la prima opzione. Però il mare offre così tanto a largo che sarebbe uno spreco non allontanarsi dalla riva. Cosa che non è possibile né rifiutando i cambi di programma, né cercando di imporre il proprio volere su essi. Sulle onde galleggiamo soltanto e davvero poco possiamo fare contro la corrente del mare.

Pubblicato da Luca Vannucci

Owner of Instagram profile @lucalexandros @luca_vannucci

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