Università, guida nella disperazione (parte 2)

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Nelle puntate precedenti: tutto ciò che consigliavo prima di mettere mano direttamente ad università, materie ed esami da dare. Dopo quello che è dunque stato un primo passo verso una migliore comprensione di se stessi e dei propri interessi, può cominciare questa seconda parte.

Dopo aver fatto il vostro schema, riassunto o disegno su voi stessi (la mappa del vostro io insomma) e aver elencato le diverse facoltà, inizia un momento molto importante: accettare le cose come stanno. Spesso vedo miei coetanei buttarsi, in nome di un’idea o di un progetto lontanissimo nel tempo, in percorsi non ben studiati. Il sogno di curare il cancro con un’idea innovativa e ingegnosa (true story) penso possa stimolare il 90% della popolazione mondiale. Studiare anatomia, biologia e chimica, invece? Non ce l’ho con medicina, sia chiaro. Avevo progetti anche per giurisprudenza: avrei difeso i più deboli diventando un avvocato dei diritti umani per Amnesty International. Bello, vero? Ma io mica volevo studiare diritto privato, diritto pubblico e storia del diritto medievale. Quello che vi sto dicendo non è di farvi scoraggiare nei vostri sogni perché il modo per arrivarci non vi soddisfa al cento per cento. Voglio solo far passare il messaggio che i sogni sono tutti belli, ma che anche il percorso deve piacervi. Soprattutto in momenti di seria incertezza, dove sembra che ci piaccia tutto e nulla, una doccia fredda di fatti è l’ideale. Anche perché, se tutta la preparazione per fare un lavoro o per realizzare un sogno non vi piace, è possibile, anzi probabile, che anche il vostro obiettivo non stia poi così tanto nelle vostre corde.

Come assicurarsi di fare una scelta coscienziosa? Informatevi. Finalmente, guardiamo nel vivo le facoltà. Scaletta alla mano e siti internet ufficiali degli atenei. Piano di studi. Vedrete la lista di quello che vi sarà richiesto, anno per anno. Non fermatevi ai nomi degli esami, sia perché un po’ non ci si capisce molto sia perché, anche qui, la nostra immaginazione potrebbe influire troppo. Ci sono le spiegazioni e gli argomenti del corso: leggeteli. Possono rientrare nel riassunto che avete fatto di voi stessi? E se vi piacciono, vi piacciono abbastanza? Sono questi esami a rispecchiare di più il vostro piano su voi stessi? Molte persone, come me, hanno svariati interessi, ma se si segue tutto ciò che ci piace, non si deciderà mai. Fate un podio. Non tutto deve essere studiato. Alcune cose potete tenerle come passione, hobby, approfondimento personale. Io di Lettere amavo immergermi nel significato che l’autore voleva dare al suo testo. Non amavo la filologia, la glottologia e la storia antica. Dopo aver lasciato, ho letto tutta l’Iliade. Ma non avrei voluto studiarla per tre anni. O almeno, avrei preferito fare altro.

A questo punto, se tutto va bene, dovreste aver sfoltito un po’ la lista. Per aiutarvi potete fare un calcolo: quanti esami non mi piacciono di questa facoltà? Uno? Due? Cinque? Ci sta benissimo (anzi, importante: non cercate un percorso universitario che vi piaccia al 100%. Non esiste). Se invece non ve ne piacciono dieci? Quindici? Forse l’interesse è solo parziale. Forse potete usare quella disciplina come arricchimento personale. Forse potete cercare di includerla in un’ altra facoltà. Proprio così: soprattutto quando due discipline sono più o meno vicine, può darsi che una comprenda l’altra per quello che vi interessa. Esempio: mi era passato per la testa di fare antropologia. Dopo tutti i passi della lista ho capito che io di quella facoltà volevo dare tre esami e basta. Casualmente, a psicologia, si devono dare due di questi tre esami. Direi che può essere un buon compromesso, no? Chiedetevi: voglio fare questa facoltà o voglio farne un esiguo numero di esami?

Se siete fortunati, dopo tutto questo, vi rimarrà una sola facoltà. Se sia la mente che il cuore vi diranno che è quella giusta, avrete vinto. Se ve ne rimarranno due o tre, fa lo stesso. Pensateci su, lasciate tempo al tempo. Non ragionateci in maniera compulsiva. Avete i vostri dati e le vostre ricerche, avete fatto il vostro. Il cuore ha i suoi tempi per rispondere.

Concludo: questo percorso che abbiamo fatto insieme ha avuto stampo particolarmente organizzativo, forse anche un po’ ossessivo. Tuttavia, sebbene la scelta dell’università sia importante, non è questione di vita o di morte. Credere di fare una scelta giusta e poi scoprire che non lo era vi insegnerà molto di più che essere in pari col curriculum. Niente panico, si può sempre tornare indietro. Si può sempre scegliere di nuovo. Tutti preferirebbero non doverlo fare, ma non avete un coltello alla gola. Infine, se proprio non sapete, fermatevi. Nessuno dice che dobbiate passare dal banco del liceo a quello dell’università in meno di dieci secondi. Cioè, lo dicono i vostri genitori, nonni e insegnanti, ma non è vero. Un anno in cui uno fa chiarezza, fa esperienze arricchenti o semplicemente respira e si diverte, non è un’offesa nei confronti di nessuno. Il mondo del lavoro? Voi pensate che sul curriculum uno debba scrivere cosa ha fatto ogni giorno della propria vita? I successi che contano sono altri, altre le sfaccettature della persona che interessano, non aver preso una scelta per forza e averla portata a termine in meno di cinque minuti. Si tratta della vostra vita. Prendetevi la libertà di sbagliare, o di non fare, per imparare come renderla su misura su chi voi siete.

Pubblicato da Luca Vannucci

Owner of Instagram profile @lucalexandros @luca_vannucci

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