Università, guida nella disperazione (parte 1)

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First things first: ho appena compiuto 20 anni, ho finito il liceo l’anno scorso e no, quest’anno non sono andato all’università. Dopo indecisioni, infiniti test di ammissione e iscrizioni, mi sono preso del tempo per riflettere. Perché quindi prendere consigli da me? Beh perché conosco il caos della scelta, l’ho vissuto a pieno e ne sto venendo fuori. Per chiarezza dividerò in due articoli i vari consigli: la prima parte sarà dedicata a tutto quello che secondo me dovrebbe venir prima di guardare nello specifico le facoltà. Nella seconda parte invece andremo più nel dettaglio su quello che propongo di fare quando si hanno idee più o meno chiare.

Dunque, iniziamo: la quinta liceo è la giostra delle turbe emotive: la maturità, la fine di un percorso, l’addio agli amici… e poi lei. La scelta universitaria. Che poi intendiamoci, è una scelta difficile come poche. Studi per anni le solite 6/7 materie e poi d’un colpo qualcuno arriva e ti dice: ecco almeno un milione di facoltà che il mondo universitario offre, scegli pure liberamente, ricordando che alcune di loro sono a numero chiuso, altre non hanno prospettive future, per alcune non ti sentirai in grado, altre ancora nemmeno capirai cosa siano… insomma, facci sapere chi sei, cosa desideri e cosa ti piace, possibilmente in fretta, che poi scade il termine di iscrizione. Non è una cosa da nulla, perché ci pone davanti alla questione più importante di tutta la nostra esistenza: “chi sono io?” e forse anche peggio “cosa voglio essere?”

Primo consiglio: Non iniziate a pensare direttamente alle varie facoltà. Fate mente locale su cosa vi piace. Ovviamente non intendo “cosa vi piace” nel senso di “quale lavoro vorresti fare” o “quale facoltà ti piace di più”. Se aveste la risposta, insomma, non saremmo qui. Intendo: guardate cosa vi piace nel momento presente, sia nelle materie scolastiche che nelle attività e passatempi fuori dalla scuola. Può sembrare banale, ma sono moltissime le cose che non sappiamo su noi stessi solo perché non prestiamo attenzione. Quindi: Che materie mi piacciono? Cosa mi piace di queste materie? Cosa faccio a casa quando non devo studiare? Cosa mi stimola interesse se sfoglio una rivista, se leggo un libro o un fumetto? Cosa guardo nei film? C’è qualcosa con cui vorrei avere a che fare che non ho ancora avuto l’occasione di sperimentare? Cos’è che la mia mente apprezza quando io non presto attenzione?

Fatto questo, dovete ancora resistere alla tentazione di andare sui siti delle università, oppure (come ammetto feci io) di cercare tutte le facoltà esistenti elenco. Il caos. Perché l’istinto ti dice proprio questo: non sai? Cerca. Con calma però. È inutile andare a cercare qualcosa se siamo ciechi come talpe e non abbiamo gli occhiali indosso. Non dico di non far niente a riguardo e aspettare la risposta (provato anche questo, lasciate stare). Ma magari prima di aprire il computer, sapere quello che si va cercando. Cercare senza meta, in fondo, non è solamente essere persi? Il secondo consiglio che vi do è parlarne ad alta voce, non con qualcuno nella vostra stessa confusione, ma con chi ha già preso una scelta, meglio ancora se aveva dubbi. Anzi, parlate proprio con tante persone diverse. Un suggerimento di Caio può chiarirvi solo un 20% dei vostri dubbi. Chiedete anche a Tizio e a Sempronio, e soprattutto, siate sempre onesti con gli altri e con voi stessi su cosa vi spaventa. Abbiate chiaro il vostro caos.

Terzo suggerimento: foglio e penna alla mano: si fa uno schema (o quello che preferite voi). Punti dello schema: cosa mi piace? Cosa non mi piace? (vedi punto uno). Che scopo voglio avere, qualsiasi lavoro io faccia? Qual è il comun divisore, l’area del cervello stimolata da tutti i miei interessi indiscriminatamente? Quali aspettative ho per il mio corso di studi? Sono tante domande, lo so. E le risposte non si trovano facilmente. Per questo ci vuole tanto tempo. Non dovete mettervi furia da soli. Molti dei ragionamenti e delle conclusioni che traiamo nella vita sono frutto di un lavoro inconscio della nostra mente. Fra un punto e l’altro di questo elenco, lasciate passare un po’ di tempo. Non è una scelta che si fa in un giorno.

Quando saprete elencare cosa vi stimola, allora potrete parlare di nomi di facoltà e indirizzi. Ad esempio: a me piacciono le domande riguardanti la vita e l’esistenza dell’uomo e le materie nella sfera delle scienze umane. Mi piace studiare, non fare esercizi. Nei libri mi chiedo come mai i personaggi agiscano in certi modi, nei film perché il regista abbia fatto finire così la pellicola. Però non mi piacciono né tutti i film né tutti i libri, ma scelgo sempre, forse inconsciamente, prodotti dove si parla delle emozioni, dei conflitti dell’anima e dell’evoluzione della psiche. Delle persone intorno a me mi chiedo perché si comportino in un determinato modo, noto che cambiano a seconda dell’ambiente in cui si trovano… Insomma, dovrò cercare nel campo dell’umanismo, del filosofico, del sociale e del concettuale. Sicuramente medicina (che tentai) non faceva per me, come non faceva per me tradurre a giornate intere (cosa necessaria a Lettere Antiche, che ho frequentato per qualche mese). Farà probabilmente per me studiare, leggere molto e riflettere tanto, ma al contempo occuparmi sempre dell’essere umano, senza fossilizzarmi su ricerche e saggi aridi ed eruditi (che siano sull’evoluzione della lingua greca quanto sul funzionamento del fegato). Da qui partiremo, nella seconda parte di questo articolo, per la discussione forse più tecnica dedicata alle facoltà in sé per sé.

Pubblicato da Luca Vannucci

Owner of Instagram profile @lucalexandros @luca_vannucci

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