Etica egoista: facciamo un punto filosofico

Annunci

Questo articolo si pone come legame fra l’idea di saper ascoltare le proprie emozioni e il voler Rationalmente realizzarsi. In questo piccolo percorso sull’etica si evidenzia quanto sia importante vivere per se stessi, sintetizzando in un unico monito i due inviti della nostra anima: ambizione e voluttà. Aver cura di sé, sapendo misurare in maniera equa queste due istanze, può essere chiave di una soddisfacente condotta di vita, fatta di sacrifici quanto di concessioni, traguardi e compromessi. Ma tutto questo non è possibile senza un comportamento etico e morale nei confronti di noi stessi. Infatti, se una persona ha un dovere e una responsabilità verso l’altro, sicuramente lo ha anche verso se stesso. È fondamentale a mio parere evidenziare la necessità di agire in maniera moralmente corretta verso se stessi: sia nell’incontro con l’altro, quanto nella vita condivisa col sé, si deve tener conto che molte cose che possiamo desiderare, come voluttà, gola o disobbedienza, non sono rispettose verso il nostro essere. Dal più banale fumare e drogarsi al meno ovvio relazionarsi in maniera tossica con gli altri, soprattutto in rapporti sentimentali, il pericolo di essere sottomessi dal sentimento e di sopprimere la ragione è sempre presente. Allo stesso tempo, però, dobbiamo guardarci dal rischio di scarnificare noi stessi della parte più terrena e carnale in onore dell’ambizione e del rigore. Insomma, una difficile danza morale in bilico fra due estremi.

L’ etica non può essere intesa come solamente uscente, come io tratto un altro, o entrante, come l’altro tratta me, ma anche in senso riflessivo, come io tratto me stesso. Ciò che si desidera, o ciò a cui puntiamo, non sempre è rispettoso ed etico nei nostri confronti. “Rispetta te stesso” e “non farti ciò che non faresti agli altri”. Non è infatti egoismo malato il salvaguardare la propria persona: in primo luogo noi stessi siamo gli unici compagni eterni della nostra esistenza, quindi dobbiamo mantenere una psiche più sana possibile; in secondo luogo, forse in chiave più altruistica, è importante essere in pace con se stessi per poter instaurare rapporti sani ed equilibrati con gli altri. D’altronde il rapporto che abbiamo con noi stessi è matrice di quelli che instauriamo con l’esterno nel corso della vita.

Possediamo solo noi stessi. Non da intendere in senso catastrofico, ma in direzione ottimistica: l’unica cosa che avremo per sempre siamo noi stessi, in un certo senso non saremo mai davvero da soli, perciò bisogna inserire nel concetto di moralmente giusto anche l’egoismo di scegliere per sé e la severità di sapersi dire di no, di censurarsi, di frenarsi e sacrificarsi per noi stessi. Su questa lunghezza d’onda è la trattazione di Kierkegaard, che parla di eticità come di autorealizzazione di sé. Solo attraverso la conoscenza di se stessi infatti si può capire cosa vogliamo e di conseguenza intraprendere un percorso gratificante, che (ma questo lo diciamo noi) tenga conto delle nostre emozioni e delle nostre voluttà, quanto delle nostre ambizioni e desideri a lungo termine. L’uomo vive in maniera etica solo adempiendo a doveri interni, non a leggi esterne. In Kierkegaard l’etica non è la legislatura, ma è etico il cercare il significato di se stessi e di arrivare a far sbocciare quel sé ideale, sociale quanto civile, che non è descritto dall’esteriorità, ma dall’interiorità.

Un altro nome importante da citare è quello di Nietzsche, per il concetto dell’eterno ritorno e dell’Oltre-uomo. Secondo il filosofo tedesco il tempo è per natura circolare, ovvero si ripete ed è destinato eternamente a riproporsi uguale a se stesso. Allora, se tutto è destinato a ritornare e noi siamo costretti a rivivere sempre la stessa vita, le nostre scelte dovrebbero essere fatte su misura per noi. L’Oltre-uomo è proprio quello che è in grado di rivivere l’esistenza senza sentire questa condizione come una sofferenza o una condanna. Questo si ricollega a quanto detto prima in questo modo: considerare di dover vivere le stesse azioni a ripetizione può farci pensare a fondo prima di agire, in maniera tale da tutelarci, esercitando perciò un comportamento etico nei nostri confronti. Chiaramente Nietzsche manda anche un messaggio fortemente egoistico, incitando a vivere esclusivamente per se stessi senza guardare nella nostra decisione a niente di esteriore, e anche violento e di sopraffazione dell’altro, messaggio da prendere non alla lettera, in quanto gli altri esistono e vanno rispettati, essendo non parti bidimensionali della scenografia della nostra vita ma enti tridimensionalmente esistenti e indipendenti. In ogni caso, come interpretazione puramente di invito ad una modalità di comportamento, o di memo sull’importanza delle proprie azioni, l’eterno ritorno può appunto essere molto utile.

La conclusione è quindi sempre (banalmente) la stessa: in medio stat virtus. Eticità è anche egoismo e egoismo è vivere in funzione di se stessi. Sia rispettando i nostri piani e intenzioni quanto seguendo il nostro stomaco. Ricordando sempre di dare più di un occhio alla conservazione di noi stessi.

Pubblicato da Luca Vannucci

Owner of Instagram profile @lucalexandros @luca_vannucci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: