La paura, la comfort zone e il coraggio di saltare nel buio

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Per me la paura è sempre nata dall’ignoto, da ciò che non avevo già toccato con mano, da ciò che non avevo già visto. Ma perché? Da cosa nasce la paura, mi chiedo?

Essa, per me, si è spesso generata con l’idea di perdere il controllo. La sola idea di non avere padronanza su una determinata situazione mi ha sempre paralizzato. Senza essa, gli eventi potevano evolversi in tutti i modi possibili. Potevano non essermi favorevoli. Potevo soffrire.

Tentare di imporre il nostro volere sulla vita, è spesso inconcludente. Ci sono però situazioni in cui è maggiormente possibile rispetto che in altre. Fare sempre le stesse cose, uscire sempre con gli stessi amici, percorrere sempre le stesse strade, sono tutte azioni da noi compiute per evitare l’ignoto, l’errore, il dolore di aver sbagliato o di essere finito in una situazione che non fa per noi. In questo momento si crea la Comfort Zone.

Essa è un recinto, un piccolo spazio che abbiamo combattuto per avere, dove, bene o male, le cose dipendono dalla nostra volontà. Dove, novantanove volte su cento, abbiamo il controllo delle variabili della vita. Pensate alla vostra Comfort Zone. Credete di non averla? pensateci meglio: una relazione duratura, che sta in piedi per la sicurezza che comporta, non per la passione che dà. Delle abitudini di studio, anche eccessive, che però assicurano una buona riuscita. La scelta di non provare cose nuove, di amare la consuetudine, la routine. Il percorso che si ripete sempre uguale quando si va a fare una corsa. Sono tutte zone di sicurezza, di conforto dall’imprevedibile (e spaventosa) varietà degli eventi.

La Comfort Zone, come costrutto mentale, è anche utile. Si ha sempre bisogno di poter tornare al sicuro. Di avere un luogo dove non ci sentiamo spaventati. Però, a mio avviso, come tutte le operazioni che la nostra mente compie, bisogna tenerla sott’occhio. Infatti, nel comfort si sta bene. Sembra una frase banale, ma il punto è proprio questo. Se come me siete delle persone spaventate dalle novità, scettiche nei confronti di quello che non avete mai toccato con mano, la Comfort Zone rischia di diventare una gabbia, una cella di cui noi stessi custodiamo la chiave. Rischiamo così di trovarci rinchiusi in un luogo così sicuro, così confortevole, che si potrebbe scegliere di non uscirne più.

Ma il problema non sta nemmeno nel non uscire dalla propria zona di Comfort, se si è consci del luogo mentale in cui ci troviamo, se si capisce che stiamo rinunciando all’esterno, alle novità, in nome della tranquillità. Quasi ogni scelta, se consciamente presa e riconosciuta, è valida. Condivisibile o meno, non è comunque compito nostro giudicarla. Il problema sorge quando pensiamo di prendere delle decisioni per alcuni motivi, mentre invece sono solo scuse, paraocchi, per non mettere il piede fuori dalla porta.

Quando la paura agisce, può anche farlo silenziosamente. Possiamo addirittura non accorgercene: possiamo credere di star facendo qualcosa per il nostro bene, mentre invece, inconsciamente, siamo terrorizzati da qualsiasi altra opzione. Nascondere a se stessi il fatto che si ha paura è un modo per non vincere la paura stessa. Esempio: io, scegliendo dove fare la facoltà universitaria, decido di stare vicino casa. Non credo che allontanarmi dalla mia famiglia faccia per me. Adesso, però, se io ho deciso, non tanto perché non volevo allontanarmi dai famigliari, ma perché avevo paura di andarmene verso l’ignoto, verso un evolversi incerto degli eventi, allora quella non è stata una scelta sana. Non è stata una scelta libera. Ho ingannato me stesso per non vedere la paura che avevo di saltare nel vuoto, il terrore di farmi male. Se avessi detto: voglio rimanere perché ho paura, sicuramente alla fine sarei partito. Ci hanno infatti insegnato a combattere quello che ci spaventa per far esperienza di ciò che la vita tiene in serbo per noi. Invece, mi sono convinto di avere ragioni corrette e indiscutibili, solo per volgere via lo sguardo dalla verità.

In quale zona uno sta nella sua vita, sono affari dell’individuo stesso. L’importante è sempre sapere quale ragione si cela dietro una scelta. Ammettere a se stessi che non si è voluto rischiare, che si è avuto paura. Come detto prima, nessuno potrà giudicarvi. Infatti non concludo con un giudizio, ma con un consiglio: per quanto l’ignoto sia buio, spaventoso e imprevedibile, sarebbe bene saltarci dentro. Si può sempre tornare indietro se si sbaglia, si può sempre imparare dal dolore. Inoltre, le cose potrebbero anche andare bene. A quel punto allora, avremmo colto un’opportunità che ci saremmo negati e avremmo vissuto un po’ di più, senza privarci di quelle gemme che si nascondono per il mondo e che aspettano solo di essere trovate.

Pubblicato da Luca Vannucci

Owner of Instagram profile @lucalexandros @luca_vannucci

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