I’m going, I’m going, I’m gone

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Come, quando e perché partire.

Chi attraversa i mari, cambia cielo, ma non se stesso. Orazio è l’autore di questa sentenza controcorrente, che si rivolta contro il concetto del viaggio come liberazione. Per il poeta latino partire è solo un cercare di fuggire da se stessi, illudersi che cambiare ciò che ci circonda possa liberarci dai demoni che ci portiamo dentro. Come direbbe Orazio stesso, però, in medio stat virtus.

È vero che fuggire, scappare non è la soluzione. Non si lascia mai un luogo, mai una persona, un amore, solo allontanandosene. Anzi. L’amore si nutre di distanze impercorribili. Questo però non significa che mettere distanza sia inutile. Che lasciarsi sia impossibile. Significa solo che prima di andarsene bisogna risolvere i problemi da cui scappiamo.

Ad esempio, scappare da qualcuno che ci ha fatto arrabbiare, allontanarsi da un dolore, non funziona. Le cose ci lasciano quando sono esaurite. Quando le si è affrontate. Io me ne sto andando, ma lo sto facendo a cuor leggero. Oggi, mentre facevo le valige, mi sono guardato intorno e ho realizzato che per me, in quel posto, non c’era più nulla da fare. Ciò non significa che per andarsene si debba essere senza ragioni per tornare. Significa che se spostiamo il corpo mentre l’anima è ancorata al luogo da cui fuggiamo, non riusciremo mai ad andarcene davvero.

La rabbia è un sentimento che unisce, che incolla, che ci costringe a pensare a qualcosa, a qualcuno, che ci avvicina. Così i rancori, così le parole non dette, i baci non dati. Le cose non fatte.

Certo, cambiare aria per un breve periodo aiuta, tantissimo, a vedere le cose da un’altra prospettiva. A ripensare le cose, a ripensare noi stessi. A respirare, lontani, con la mente e con il corpo, dai problemi.

Sul lungo termine, però, secondo me, non funziona. Ciò che non finiamo ci urla sempre di essere terminato. Non ci sono chilometri che possano allontanarci dalla nostra mente.

Se nessuno ci urla di tornare, allora possiamo davvero lasciarci alle spalle quelli che eravamo. I problemi che ci ossessionavano. Allora viaggiare non è scappare, ma raggiungere. Allora diventa una possibilità di crescere, di fare esperienze arricchenti. Di non vederlo come una medicina dolceamara. Come un rifugio lontano dal lupo. Allora non esiste in funzione di ciò che abbiamo lasciato, solo come posto lontano. Ma lo viviamo come esperienza a sé stante, in maniera assoluta, slegata dal nostro passato.

A quel punto possiamo decidere di cambiare chi siamo, di vivere qualcosa di nuovo. A quel punto siamo davvero liberi. A quel punto siamo davvero lontani.

Pubblicato da Luca Vannucci

Owner of Instagram profile @lucalexandros @luca_vannucci

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