Tre non-pillole di felicità

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Cosa fare quando si è tristi? Come aiutarsi? Ecco alcune cose che ho imparato essere molto utili, che non coinvolgono né psicologi né psicofarmaci. Quindi insomma, piccoli aiuti alla portata di tutti, che possono essere risolutivi per momenti di leggero malessere quanto degni alleati alla lotta contro una tristezza più grande.

  • Tenere un diario: questa pratica è veramente utilissima. Infatti, scrivere della propria giornata, dei propri problemi e pensieri, stimola un ragionamento su essi. Un ragionamento sano, ordinato e organizzato, che viene svolto dalla parte conscia del nostro cervello, invece che dalla parte ossessiva, la quale tende a pensare ad un concetto fino ad esasperarlo, senza trovare poi soluzioni. Inoltre, quando abbiamo delle problematiche che ci assillano, quanto dei pensieri ossessivi, ci troviamo a rimuginarci continuamente e questo può essere estenuante. Mettere nero su bianco ciò che ci preoccupa è anche un modo per spostare le nostre ansie dalla testa alla carta, così da essere più leggeri. Ha dunque un potere catartico, ovvero di liberazione, di purificazione. E’ come se scrivendo del problema, della rabbia, della tristezza, in qualche modo le spostassimo, le sfogassimo e le trasferissimo da noi a qualcosa di esterno.
  • Esercizio fisico e movimento: è risaputo che a livello neurologico l’esercizio fisico produce endorfine, ovvero la felicità liquida del nostro cervello. L’ attività fisica è anche importante come valvola di sfogo per lo stress. Agire sul corpo aiuta anche ad agire sulla mente, a distrarsi dai problemi. Oltre al classico esercizio fisico può essere utile anche semplicemente fare lunghe passeggiate, preferibilmente al sole, o comunque in orari diurni. Circondarsi di un ambiente aperto e magari naturale porta un conforto visivo e dunque mentale. Il semplice trasferire lo sforzo dalla mente al corpo la alleggerisce e la calma. Dopo un allenamento ben fatto infatti ci si sente stanchi, ma rilassati. Questi sentimenti positivi possono essere la via di fuga da una giornata no, che non si potrebbe risolvere stando a crogiolarsi nel proprio malessere che non avrebbe immediate soluzioni in ogni caso.
  • Esprimere gratitudine e aiutare gli altri: quando si è in un momento di tristezza sembra impossibile dire grazie o offrire il proprio aiuto a qualcun altro. Invece, con un po’ di sforzo, saper ringraziare aiuta la nostra mente a sentirsi meno sofferente, la apre ad un’emotività fatta di condivisione e comunicazione del proprio stato ed espressione di un sentimento positivo nei confronti dell’altro. Aiutare, dall’altro lato, significa confrontarsi con problematiche simili alle nostre e vederle da fuori. Ci può rendere più oggettivi e ci può far analizzare il nostro problema dall’esterno, in maniera più distaccata. Inoltre aiutare porta un senso di appagamento da non sottovalutare nei momenti di maggiore stress: comportarsi bene, essere d’aiuto, essere educati con il prossimo ci fa sentire in pace anche con noi stessi, più soddisfatti della nostra persona.

Nei momenti di difficoltà fare qualcosa è dura. So che può essere più attraente non fare niente, non reagire. A volte non si sentono le forze di combattere, non se ne vede il punto. Però con un minimo di fiducia, un passo alla volta, si può esser felici o più leggeri anche con poco. Provateci, anche se può sembrare senza senso, anche offensivo nei confronti del vostro dolore. Uscite dalla spirale dello stato vegetativo, che seppur comodo, è soltanto deleterio.

Pubblicato da Luca Vannucci

Owner of Instagram profile @lucalexandros @luca_vannucci

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